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VI Domenica del Tempo ordinario C

Appoggiarsi a Dio o bastare a se stessi?

di SERGIO ROTASPERTI

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone.
Ed egli, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete, perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo.
Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo.
Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,perc hé avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi.
Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti. (Lc 6,17.20-20)

Il testo del vangelo di Luca è anche chiamato “discorso della pianura”, poichè si tratta di un insegnamento di Gesù svoltosi “in un luogo pianeggiante”.  Probabilmente risuonano in noi  le otte beatitudini che sono narrate in Matteo, le quali sono pronunciate “sul monte” (cf. Mt 5). Le beatitudini che Luca descrive non sono otto ma quattro e, a differenza di Matteo, aggiunge quattro “Guai”.
Chi sono le persone che Gesù definisce beate ? I poveri materialmente, cioè le persone precarie e vittime dell’ingiustizia sociale, coloro che vivono in situazione di estrema indigenza soffrendo la fame e la sete, quanti vivono il lutto e il pianto per vari motivi, quanti subiscono ingiustamente disprezzo, umiliazione, persecuzione.

Naturalmente Luca non vuole affermare che solo chi vive queste situazioni, è riconosciuto beato da Gesù. O che noi dovremmo vivere una di queste situazioni per poter essere degni di essere chiamati beati da Gesù. Vi è un comune denominatore fra tutte quattro le beatitudini: le persone che vivono in questa situazioni sono beate perché si affidano a Dio, confidano in lui e nella sua giustizia. Già il profeta Geremia aveva anticipato l’insegnamento di Gesù: “«Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, e pone nella carne il suo sostegno,allontanando il suo  cuore dal Signore. Benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia. È come un albero piantato lungo un corso d’acqua” (Ger 17,5-6). Confidare nel Signore significa appoggiarsi su di lui, essere stabili in lui, evitare di appoggiarsi esclusivamente e unicamente sul favore e la conoscenza dei potenti e  sui beni materiali che si possiedono.

Alle quattro beatitudini sono contrapposte 4 constatazioni e lamenti: “Constatazione che chi è ricco, sazio e gaudente non capisce, non comprende (cf. Sal 49,13.21), non sa di andare verso la rovina e la morte, una morte che vive già nel rapporto con i propri fratelli e le proprie sorelle. Questi “guai” sono eco degli avvertimenti dei profeti di Israele (cf. Is 5,8-25; Ab 2,6-20), sono un richiamo a mutare strada, a cambiare mentalità e comportamenti, sono un vero invito alla vita autentica e piena” (cf. Enzo Bianchi, monasterodibose.it).

I ricchi biasimati da Gesù sono coloro che bastano a se stessi, sono autosufficienti, non hanno bisogno di nessuno e nemmeno sentono il bisogno di occuparsi di chi sta in situazioni precarie.

Da che parte stiamo? è troppo facile identificarsi con i poveri. I cristiani nei paesi industrializzati vivono più situazioni di ricchezza che indigenza. Il monito di Gesù interpella noi come credenti, noi come cittadini in una società globalizzata, le istituzioni che ci rappresentano: a tutti il compito di non chiudere gli occhi a quegli esclusi dalla nostra tavola che Gesù chiama beati. E  non dimentichiamo: i primi poveri di cui prenderci cura siamo noi stessi.