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Prima domenica di Avvento - A

Imprevisti d’avvento

di SERGIO ROTASPERTI

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:«37Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. 38Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, 39e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. 40Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. 41Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. 42Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. 43Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. 44Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.» (Mt 24,37-44)

Per comprendere questo testo proposto alla nostra lettura all’inizio del tempo di avvento, è necessario fare una premessa. Il termine «avvento» deriva dal latino e significa “venuta”. Naturalmente si parla qui della venuta del Signore. Il tempo di avvento fa riferimento a tre venute del Signore: la prima è avvenuta nella storia che ricordiamo, appunto, nel giorno di Natale; la seconda è nel tempo presente e, infine, l’ultima venuta avverrà al termine della storia.

Il Vangelo pone l’accento sulla venuta finale, come orizzonte anche personale. Esso è un testo cosiddetto “escatologico”, che fa parte cioè di un lungo discorso apocalittico (Mt 24-25) dove è esposta la riflessione di Gesù sul fine ultime della storia. Gesù utilizza qui tre paragoni.

Il primo esempio è tratto dal racconto biblico del diluvio (24,37-39). Nei giorni che precedettero il diluvio – riflette Gesù – le persone erano incoscienti e indifferenti a ciò che stava avvenendo. Vivevano come se nulla dovesse accadere. Un vivere alla giornata, nella routine. Noè invece si mostrò responsabile e affrontò gli eventi con cura costruendo l’arca che – come sappiamo – salvò lui e gli animali. Ciò avvenne perché egli si era sempre affidato al Signore. Come vivo io?

Il secondo paragone proviene dalla vita quotidiana e ciò uomini che lavorano nel campo e donne impegnate alla macina (23,40-41). Entrambe sono attività lavorative quotidiane. È nella ordinarietà della vita quotidiana che bisogna fare attenzione a cogliere i segni della venuta del Signore. Il rischio è di andare in rovina e di perdersi. Dove pongo l’attenzione nella mia vita quotidiana?

Infine, il terzo esempio è sempre tratto dall’amara esperienza in cui tutti possono  incorrere  (24,42-44) e cioè il rischio di essere colti di sorpresa da un ladro che entra improvvisamente in casa nostra di notte. Gesù utilizza questo paragone per affermare che non dobbiamo farci cogliere impreparati : «tenetevi pronti». Ognuno deve poi trovare il sistema giusto per esserlo. Che azioni compio per vivere “da persona sveglia”?

Il punto in comune dei tre esempi, non è la malvagità dei comportamenti umani, ma l’indifferenza e cioè vivere come se il Signore non dovesse mai venire. Non facciamoci cogliere impreparati.