La forza della preghieraXXIX domenica tempo ordinario C

Commento al vangelo di Lc 18, 1-8


SERGIO ROTASPERTI

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». (Lc 18,1-8)


Il brano del vangelo di Lc 18,1-8 racconta la parabola del giudice e della vedova. Si tratta di una prova di forza tra un giudice spietato e una povera vedova, rappresentante delle persone indifese e impotenti. Ma questa donna nella sua fragilità nasconde una forza: un’instancabile insistenza.

Gesù introduce la parabola, spiegando il motivo: “Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi” .  Una preghiera costante, dunque, e senza scoraggiarsi mai.

Il messaggio della parabola è chiaro: indipendentemente dal suo comportamento spietato, il giudice concede alla vedova ciò che lei chiede. Gesù fa un ragionamento a fortiori: se il giudice senza scrupoli esaudisce la vedova, tanto più Dio misericordioso ascolta il grido della preghiera dei suoi figli, specie dei poveri.

La parabola si chiude su una domanda sferzante di Gesù: “Il figlio dell’uomo troverà la fede sulla terra?”. Non si tratta di una profezia o una previsione pessimista. Essa è una provocazione ad renderci responsabili – come la vedova – nella nostra preghiera.

La preghiera cambia il mondo, porta giustizia. Essa non si chiude nell’intimità delle nostre devozioni personali. Essa cambia il mondo. Abbiamo fiducia in questo?

Il vangelo ci vuole dire che siamo responsabili con la nostra preghiera anche della sorte di tanti nostri fratelli e sorelle che invocano giustizia. Ne siamo consapevoli? La preghiera ha, dunque, una forza personale e sociale. Ci crediamo?