Se la pazienza è ancora di moda…

Commento al vangelo di Matteo 13,24-30


SERGIO ROTASPERTI

Dal Vangelo secondo Matteo  (Mt 13,24-30)

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No”, rispose, “perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».


Le letture di questa domenica sono impregnate di una lettura positiva degli eventi personali e della storia. Questa positività è l’esperienza di Dio stesso e che il libro della sapienza così interpreta. “Non c’è Dio, fuori di te, che abbia cure di tutte le cose, perchè tu debba difenderti dall’accusa di giudice ingiusto” (Sap 12,13)

Ma la nostra esperienza è altra, rispetto a Dio. Davanti alle persone che ci feriscono, al male che incontriamo, alle ingiustizie che subiamo, alla prepotenza e arroganza che si sviluppa a livelli diversi (nel nostro contesto di conoscenza e familiari, tra i cristiani, nella società e politica, nel mondo del lavoro), davvero Dio si prende cura di noi? La percezione che abbiamo di Dio è che lui sia buono, ma troppo buono, debole, impotente, incapace di reagire con forza alle ingiustizie, arroganze e prepotenze.

Per comprendere meglio l’azione di Dio nella nostra vita e nella storia ci viene in aiuto la parabola della zizzanie e del buon seme. Quale insegnamento possiamo trarre?

Prima di tutto lo scandalo del male germoglia là dove c’è il bene, e là dove Dio fa crescere il suo regno, cioè la sua presenza di amore, tenerezza e misericordia.

Questa in fondo era la esperienza di vita di Gesù stesso: pur proclamando la vicinanza di Dio, ha convissuto con l’incomprensione dei suoi discepoli, il tradimento, l’odio e la persecuzione dei suoi nemici. E tuttavia affronta le avversità della vita con determinazione, pazienza e consapevolezza.

Non dobbiamo mai abituarci alla banalità del male, ma essere consapevoli che la zizzania è perennemente presente nei solchi di bene e sta a noi vincere il male con un supplemento di bene, di determinazione a non lasciarci coinvolgere dalla spirale  perversa che l’immagine della zizzania evoca

Il secondo insegnamento che possiamo trarre è questo: è vero che automaticamente possiamo sentirci il grano buono e quelli gli altri la zizzania da cui dovremmo proteggerci o contro i quali dovremmo combattere. Ma dentro di noi, in realtà, convive il grano buono e la zizzania. Dobbiamo fare i conti con la zizzania che alberga nel nostro cuore, prima di considerarci automaticamente completamente nella ragione e al posto giusto.

Dio scommette su di noi, si fida di noi e ha pazienza con noi, nonostante la zizzania che cresce in noi. E noi? Sappiamo imitare Gesù e la sua paziente determinazione ad amare ad ogni costo e nonostante tutto?