Comunità Italiana Freiburg |

Un invito per te

Esercizi spirituali

1/3 Il silenzio di Dio e la preghiera di Gesù

 

 

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Mc 14, 32-41 La notte del Getsemani,
(sintesi)

Il Getsemani è nel secondo blocco del vangelo; 4 scene: la prima è quella di paura e
angoscia. Il protagonista è Gesù: non interessa quel che han combinato i discepoli, ma
come Gesù ha vissuto quel momento. Egli scegliere tre discepoli che incontriamo diverse
volte nella narrazione del vangelo. Anzitutto Mc 1,29: erano già protagonisti di un Gesù
potente in parole e opere, fin dagli inizi sanno chi è Gesù. Poi Mc 5,37 e Mc 9.3 un
momento di crisi. Son vicini a Gesù e lo conoscono interiormente nella profondità del loro
cuore. Anche in Mc 13,3: lo interrogano in disparte, come se chiedessero gli dicesse
qualcosa di particolare, proprio come noi facciamo con gli amici più stretti. Son discepoli
che hanno un luogo preponderante per la dimensione affettiva, per la lunga condivisione
con Gesù e per la conoscenza di Lui approfondita. Quando una persona ti conosce
profondamente e condivide tutto con te, ti aspetti che nel momento del bisogno ti sia
accanto: nel Getsemani Gesù chiede solo di stare con lui. Nella preghiera che Gesù vive
in solitudine, Egli ha bisogno di una comunità, degli amici che hanno condiviso con lui tutto
e questo nonostante la consapevolezza che la comunità lo abbandonerà. Sta nella
possibilità dei discepoli di non tradirlo; vien chiesto un gesto che è il medesimo di quello
della donna a Betania: questa donna è la prima che va da Gesù senza chiedere nulla, fa
solo un gesto d’amore, una presenza. E Gesù fa lo stesso ora con i discepoli, non chiede
nulla. Un gesto di prossimità senza fare discorsi.
Il testo ci parla di paura ed angoscia in Gesù. È uno stato di sbigottimento: Matteo parla di
tristezza, attutisce il sentimento, ma Marco no: Gesù è di fronte ad una cosa scioccante, si
trova spaesato per il piano di Dio incomprensibile.
Lo si può esprimere con il salmo 42: perché ti rattristi? Spera in Dio. Gesù è un uomo di
preghiera e questo emerge in diversi momenti della sua vita ed usa la preghiera dell’AT,
che era tutto dentro di Lui. Dal versetto 35 al 38 Gesù prega tre volte, affermando che
presso di Dio tutto è possibile, per questo chiede di evitare quell’ora. La morte di Gesù non
era necessaria: Gesù viene tradito, non era nei piani di Dio, ma nelle mani dell’uomo. Dio
si mostra però là dove l’azione dell’uomo non può più nulla. In questa situazione Gesù
mostra una incredibile fiducia in Dio, nel Padre: fiat voluntas tua: affronta le proprie
sofferenze gettandosi nelle mani di Dio ed è in questa totale fiducia in Dio che si poggia la nostra fede. C’è un salto nella fede che Gesù fa e che spesso anche noi facciamo. È
sull’atto di totale fiducia di Gesù che noi possiamo dire: io credo.
Ritornando Gesù trova i discepoli che dormono; le domande che fa non provengono da
delusione, ma è una necessità: non condanna i discepoli, come invece sembra accadere
in Matteo. È necessario pregare e vegliare di fronte alla possibilità di perdersi, per potersi
fidare. Gli occhi dei discepoli si fanno pesanti; il termine qui ha la sua unica ricorrenza oltre
a pochissime altre nell’antico testamento: non è però un sonno, ma una cecità, i discepoli
diventano ciechi. Vedono ma non capiscono quel che succede, in questa situazione Gesù
compie la terza preghiera: è una richiesta incessante che non può non essere esaudita.
Questa pagina è il rovescio della trasfigurazione: là Gesù riceve luce e forza, qui è nel
buio e il Padre sembra silenzioso; i suoi amici non lo aiutano: abbiamo vissuto anche noi
momenti simili?
La mia preghiera è un po’ simile a quella di Gesù? In che cosa è simile e in cosa distante?
Esistono luoghi che sono come il Getsemani oggi? Dov’è nel nostro cuore, nel nostro
mondo?