Comunità Italiana Freiburg |

Psiche

La natura psicologica della maschera

La maschera

di SUSY CONTE*

Febbraio, il mese del Carnevale, il mese in cui ognuno di noi può indossare, durante le sfilate qualsivoglia vestito e/o maschera senza esser etichettato come strambo o pazzo.

Il Carnevale è il momento che molti di noi aspettano per poter impersonare scherzosamente un ideale (un eroe o personaggio divertente), la persona più timida si sente addirittura sicura di sé indossando i vestiti di qualcuno a cui si ispira. Basti pensare ai bambini che scelgono con entusiasmo di indossare gli abiti dei loro super eroi preferiti.

Ma il Carnevale non è l’unico momento in cui indossiamo delle maschere. Ogni giorno l’uomo indossa diverse maschere nei contesti che vive; alcune volte queste maschere sono lontano dal proprio Io, altre volte capita di sentir l’esigenza di indossare delle maschere per proteggerci dalla sofferenza, per allontanarci a tutti i costi da essa, donandoci così l’illusione di essere forti, di avere il controllo della situazione e di poter fare a meno di sentire quel dolore.

 La Maschera in Psicologia?

A livello psicologico la maschera rappresenterebbe un filtro che l’uomo interpone tra sé e gli altri, è una caratteristica naturale, sana che tutti noi possediamo. Indossare una maschera quindi assume il significato di esprimere diversi aspetti della propria personalità. La maschera quindi rappresenta uno strumento di auto-osservazione e introspezione: ci permette di entrare in contatto con parti profonde di noi stessi, permettendoci di mostrarci al mondo esterno, senza sentirci minacciati.

Un problema nasce quando sussiste la non-consapevolezza di indossare una maschera e la mancanza di un contatto profondo con il nostro essere. Il rischio è quello di rappresentarsi un sé ideale, che ”maschera” la nostra vera essenza (potenzialità, emozioni, aspirazioni, ecc..)

Alcuni disturbi di natura psicologica (per es. disturbi d’ansia, della sfera sessuale, attacchi di panico, ecc.) hanno a che fare con la riduzione delle diverse espressioni del proprio essere, che l’individuo mette inconsciamente in atto al fine di evitare un conflitto interiore.

Questa rigida rappresentazione è fisiologica, però nell’adolescente, che abbandonando il concetto di sé, costruito sull’opinione di padre e madre, prova a sostituirlo con un sé derivato dai giudizi dei coetanei, ove è di importanza fondamentale il senso di appartenenza a un gruppo. Oggigiorno si potrebbe parlare anche di maschere virtuali, dove gli incontri tra ragazzi avvengono dietro uno schermo di un computer o di un cellulare.

Jung e il concetto di maschera

Jung prende in prestito il termine Persona dal latino Persōna/Persōnam, ovvero la maschera che gli attori  indossavano durante le rappresentazioni sceniche.  

La Persona è una maschera che l’individuo porta per rispondere alle esigenze delle convenzioni sociali. Questa maschera spesso nasconde la vera natura dell’individuo, cosí il rischio che si corre è un completo appiattimento del proprio essere. La Persona può annichilire l’animo umano privando l’individuo di tutta quella ricchezza, poliedricità, di tutto lo spettro affettivo, emozionale, cognitivo che caratterizza l’essere umano. Incarnare un ruolo che non ci appartiene mette in ombra la nostra vera essenza, la scelta di portare avanti in modo rigido un ruolo e la possibilità di sostituire la persona al nostro Io, sono delle difese che noi poniamo per proteggerci da una realtà dolorosa. Ma tutto questo porta pian piano ad un annichilimento del desiderio profondo che ci spinge verso la vita.

Lo psicodramma

Se tutti i giorni indossiamo maschere e la vita è un palcoscenico, ecco che assume senso parlare di Psicodramma. Esso nasce dall´esperienze teatrali di Jacob Levi Moreno agli inizi del secolo scorso, è un metodo di intervento di gruppo, di tipo sia psicologico sia sociale ed educativo, dotato di una teoria di base molto ben strutturata e articolata e di una metodologia particolarmente ricca di tecniche e di modalità di gestione dei gruppi.

Gli elementi distintivi dello psicodramma sono:

la messa in scena e l’azione teatrale come metodo per esprimersi, comprendere, crescere.  Il gruppo come contesto e come strumento per lo sviluppo dei ruoli personali e delle competenze sociali. È un metodo che comprende molte tecniche.: giochi interattivi, la rappresentazione psicodrammatica e la concretizzazione simbolica, il role-playing e il role-training, le tecniche sociometriche e quelle sociodrammatiche.

Senza maschera 

 Quando allora non indossiamo maschere? Nel silenzio, nel nostro spazio personale, nella nostra solitudine e lì che la nostra persona è ”nuda”, senza maschere. Ci sentiamo veramente liberi, liberi di esprimere le nostre emozioni, di dar sfogo a quel pianto magari soffocato da tempo, di ridere a qualche evento capitato durante la giornata, in cu le circostanze ci hanno obbligato a mantenere un certo atteggiamento serioso. 

Qualunque maschera indossiamo durante le nostre giornate, importante è sempre riservarsi un momento per sé, riporle lì in un angolo della nostra casa e dedicarci al nostro Io e alla sua vera natura.

«Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti» (Luigi Piradello)

 

*Per contattare l’ autrice: susy.conte85@gmail.com