Coraggio, egli viene a salvarti3 Domenica di avvento A
commento al testo di Isaia 35 e Mt 11
Dal libro del profeta Isaìa Is 35,1-6a.8a.10
Si rallegrino il deserto e la terra arida,
esulti e fiorisca la steppa.
Come fiore di narciso fiorisca;
sì, canti con gioia e con giubilo.
Le è data la gloria del Libano,
lo splendore del Carmelo e di Saron.
Essi vedranno la gloria del Signore,
la magnificenza del nostro Dio.Irrobustite le mani fiacche,
rendete salde le ginocchia vacillanti.
Dite agli smarriti di cuore:
«Coraggio, non temete!
Ecco il vostro Dio,
giunge la vendetta,
la ricompensa divina.
Egli viene a salvarvi».Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.
Allora lo zoppo salterà come un cervo,
griderà di gioia la lingua del muto.
Ci sarà un sentiero e una strada
e la chiameranno via santa.
Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore
e verranno in Sion con giubilo;
felicità perenne splenderà sul loro capo;
gioia e felicità li seguiranno
e fuggiranno tristezza e pianto.
Il testo della prima lettura del profeta Isaia è stato scritto nel periodo postesilico, un tempo in cui Israele era in terra straniera a Babilonia e aspettava il ritorno a Gerusalemme, a casa proprio, un ritorno che tuttavia fatica a venire. Vi è una immagine molto plastica che ci mostra il senso di delusione, amarezza, sconforto, abbandono che il popolo stava vivendo, anche nei confronti di Dio: “mani fiacche e ginocchia vacillanti”.
E pur tuttavia in questo contesto, il tono sulla bocca del profeta Isaia è completamente diverso: vi è un motivo ricorrente fin dall’inizio del testo e di tutto il capitolo di cui abbiamo letto una parte: la gioia: “Si rallegrino il deserto e la terra arida”, “esulti e fiorisca la steppa”, griderà di gioia la lingua del muto, felicità perenne splenderà sul loro capo. Gioia e felicità li seguiranno.
L’invito a gioire si fonda sulla dinamica della trasformazione, che opera Dio stesso: della natura (deserto fiorito), delle persone (zoppo salta come un cervo, sordi che odono, ciechi che vedono). Il popolo è trasformato perché non deve temere malattia, morte.
Cosa vuole dire il profeta Isaia? Che nonostante la visione di morte, dolore, abbandono, Dio è fedele alle sue promesse. C’è una Presenza anche là dove si nota solo assenza.
In questa ottica, tutti coloro che sono poveri e fragili sono chiamati a sognare, a credere nella forza della trasformazione delle situazioni, perché Dio anche se percepito assente è perennemente presente e fedele a sé stesso e alle sue promesse.
Ognuno di noi qui presente penso percepisca se stesso e se stessa come credente. Ma nel suo intimo si sente solido nel credere che Dio trasforma la mia situazione attuale in un percorso di gioia, di vita, di bene? Se tendiamo alla rassegnazione, al credere che Dio e il mondo sono due sordi che non comunicano, beh allora lasciamo affascinare e sedurre dalle parole della prima lettura: «Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio, non temete! » Queste parole sono per me.
Anche il Vangelo ci presenta di nuovo la figura di Giovanni Battista. Egli si trova in una situazione simile al popolo di Israele della prima lettura. In carcere, va in crisi perché Gesù non è come se lo aspettava. Anziché essere forte e potente, guarisce e salva. Tramite i suoi discepoli manda a dire: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Aspettative diverse e deluse. Non solo presso Giovanni, ma anche presso la primitiva comunità cristiana a cui Matteo scrive.
Gesù non cerca audience. Gesù può deludere le nostre aspettative. La sua strada è stata quella della piccolezza, fragilità, del mettersi accanto ai feriti, a coloro che erano al margine della società civile e religiosa. Questo è il Natale. E chi sta nel basso della terra lo può comprendere…
Che Dio aspetto oggi nella mia vita? Quale parola di vita avverto che Dio rivolge oggi a me? “Coraggio, non avere paura – sussurra ancora il Signore oggi al nostro cuore – ecco il tuo Dio viene, ti viene a salvare, a donarti pienezza di vita nel corpo e nell’anima.


