“La vigna del Signore è la casa d’Israele”XXVII domenica del tempo ordinario
"Il Signore ha fatto molto per la sua vigna e continua a prendersene cura con amore e compassione. A noi chiede di fare la nostra parte"
Benvenuti alla nostra diretta streaming da Friburgo.
Ci uniamo insieme, come un’unica grande famiglia di fede, per celebrare la Liturgia della XXVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A). Un invito speciale a fare una pausa dai ritmi quotidiani, entrare in un clima di raccoglimento e partecipare con il cuore alla Santa Messa.
Oggi la Parola di Dio ci presenta l’immagine intensa della vigna, segno dell’amore premuroso e costante del Padre per ciascuno di noi. Nel Vangelo, attraverso la parabola dei contadini vignaioli, Gesù ci invita a riflettere sulla responsabilità di far fruttificare i doni ricevuti, ricordandoci che il Regno di Dio richiede cuori aperti, capaci di accogliere il Figlio e di produrre frutti d’amore, giustizia e pace. San Paolo, nella Seconda Lettura, ci rasserena esortandoci a non angustiarci per nulla, ma a coltivare ciò che è vero, nobile e giusto, per custodire nei nostri cuori la pace di Dio.
Riconoscenti per questa Parola che ci guida e ci rinnova, lasciamoci nutrire dal Pane della Vita, pronti a fare della nostra esistenza quotidiana una vigna feconda di carità, accoglienza e fraternità. Buona celebrazione e buona preghiera insieme a noi.
Preghiera dei fedeli
- Per la Chiesa perché abbia sempre pastori capaci di coinvolgere il popolo per far fruttificare la vigna del Signore, noi ti preghiamo
- Noi siamo la tua vigna o Signore: ti ringraziamo per la cura, per tutti i doni che ci fai e per l’amore con cui ci tratti; abbi pazienza con il tuo popolo e donaci la grazia di portare frutti buoni per il tuo Regno , noi ti preghiamo
- Signore, a volte l’ingiustizia e la violenza sembrano trionfare: aiutaci a credere che tu continui ad amarci, a vedere il bene in ogni uomo e in ogni donna e trovi sempre una strada per la loro salvezza, preghiamo
- Signore, aiutaci a capire che le nostre piccole azioni sono importanti, piccole gocce che fanno la differenza, che ci insegnano a guardare oltre, a beneficio delle generazioni future, preghiamo
- Il mese di Ottobre è dedicato al rosario ed alle Missioni: fa’ o Signore che con l’aiuto di Maria riscopriamo la nostra vocazione a vivere la missione qui dove viviamo, preghiamo
- Otto secoli fa nasceva san Francesco e ancora oggi il suo esempio illumina la nostra vita. Piccolo ma forte e deciso nelle sue intuizioni ci aiuti ad essere umili e ad amarci come fratelli e sorelle, preghiamo
Ringraziamento alla comunione
Gesù, Figlio-erede prediletto del Padre,
il tuo Vangelo mi sconvolge sempre
perché non è accomodante.
Non mi offre alibi per giustificare le mie pigrizie,
né pone confini per distinguere i buoni dai cattivi,
i santi dai peccatori.
Leggo questa tua parabola e ho solo una certezza:
che tu ami la tua vigna,
ne ari il terreno con l’aratro della tua croce,
la irrighi con il tuo sangue e non l’abbandoni mai.
Tu, o Signore, ami la famiglia,
piccola vigna del tuo amore,
ami la Parrocchia, piccola Comunità dei tuoi discepoli,
ami la Diocesi, porzione della tua Chiesa.
È il tuo amore che tutto sostiene,
ma vuoi che si associno a te tutti i battezzati,
i papà e le mamme, i preti, i religiosi, i missionari.
Vuoi che ognuno lavori
perché il pezzetto di vigna a lui affidato
porti frutti buoni e generosi.
Perdona le nostre titubanze,
le nostre insicurezze, le nostre umane pigrizie.
Perdonaci e aiutaci ad essere sempre generosi,
convinti che lavorare per te
significa rendere questa terra più simile al Cielo.
Omelia di p. Tarcisio Feldhaus
Fratelli e sorelle,
la Parola di Dio di questa domenica ci parla di una vigna. Isaia la canta, il salmo la ricorda e Gesù la riprende nella parabola dei vignaioli. La vigna è il popolo che Dio ha amato, liberato e accompagnato. È la comunità affidata alle nostre cure. E, in qualche modo, è anche la vita di ciascuno di noi.
Nella prima lettura, il profeta racconta tutto ciò che il Signore ha fatto per la sua vigna: l’ha preparata con cura, l’ha piantata su un terreno fertile, l’ha circondata per proteggerla. Dio ha liberato il suo popolo dalla schiavitù in Egitto e gli ha donato la terra promessa, una terra dove scorrono latte e miele. Non gli è mancato nulla.
Nonostante ciò, la vigna ha prodotto frutti amari. Il Signore attendeva giustizia, ma ha trovato violenza; attendeva attenzione per i deboli, ma ha sentito il grido degli oppressi. Invece di uva buona, uva acerba. Il problema non è che Dio abbia smesso di prendersi cura del suo popolo: è che il popolo non ha risposto al suo amore con i frutti che quell’amore richiedeva.
Il salmo riprende questa immagine: «La vigna del Signore è la casa d’Israele». Dio l’ha sradicata dall’Egitto e l’ha piantata nella terra promessa. Ma ora la vigna è in difficoltà e il popolo prega: «Dio degli eserciti, ritorna!». È una preghiera che possiamo fare anche noi: Signore, guarda la tua vigna, guarda le nostre comunità e aiutaci a portare frutti di giustizia e di pace.
Nel Vangelo, Gesù racconta ancora di una vigna. Qui l’attenzione si sposta sui vignaioli, cioè su coloro ai quali è affidato il compito di custodirla. La parabola parla anzitutto ai responsabili del popolo, ma interpella anche tutti quelli che hanno un servizio nella Chiesa: sacerdoti, vescovi, catechisti, animatori e responsabili delle comunità.
Chi riceve una responsabilità nella vigna non ne diventa il padrone. È chiamato a servirla, ad accompagnare le persone e ad aiutarle a vivere secondo il Vangelo. La comunità non è proprietà di chi guida: appartiene a Dio. Perciò ogni servizio nella Chiesa dovrebbe aiutare la vigna a dare frutti, e quei frutti sono quelli che abbiamo già incontrato in Isaia: giustizia, cura dei deboli, rispetto, misericordia e attenzione alla dignità di ogni persona.
La parabola ci mette in guardia dalla tentazione di imporre i propri desideri e le proprie opinioni, dimenticando il Vangelo. Ci ricorda che la vera autorità cristiana è servizio. E al centro della parabola c’è il Figlio, mandato dal padrone della vigna e respinto dai vignaioli. Gesù conosce il rifiuto e la violenza, ma diventa la pietra d’angolo: in lui Dio apre una strada nuova e continua a radunare il suo popolo.
San Paolo, nella lettera ai Filippesi, ci offre un’indicazione concreta per coltivare questa vigna. Ci invita a rivolgere il pensiero a tutto ciò che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, virtuoso e degno di lode. La fede non è soltanto qualcosa che professiamo: deve diventare il criterio delle nostre scelte e il modo in cui trattiamo gli altri.
Paolo, inoltre, non si limita a dare consigli. Scrive ai Filippesi: mettete in pratica ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato e visto in me. La vita di chi annuncia il Vangelo è chiamata a confermare le sue parole. Anche noi siamo invitati a domandarci: quali frutti vedono gli altri nella mia vita? Le mie scelte rendono più visibili la giustizia, la bontà e la compassione di Dio?
Oggi ricordiamo anche san Francesco. Dopo la sua conversione, Francesco comprese che la chiamata a «riparare la Chiesa» non si fermava alle pietre della chiesetta di San Damiano. Era chiamato a contribuire a rinnovare la fede delle persone, tornando all’essenziale del Vangelo e vivendo con semplicità, fraternità e amore per i poveri. La sua vita ci ricorda che il Vangelo si annuncia anche attraverso gesti concreti.
Dal 21 al 25 settembre, a Napoli, si è svolto l’incontro degli evangelizzatori che accompagnano la comunità italiana in Germania. Il tema era: «Oltre le frontiere: essere Chiesa ovunque tu vada». Tra gli aspetti che abbiamo approfondito c’è questo: aiutare le persone a vivere il Vangelo. Le norme e le tradizioni hanno valore, certo, ma sono al servizio della fede. Il cuore è incontrare Gesù e lasciare che il suo insegnamento orienti la vita quotidiana di ciascuno di noi.
Ricordo anche che domenica scorsa, nella basilica di San Petronio a Bologna, sono stati beatificati tre sacerdoti martiri, uccisi nel 1944 nella zona di Monte Sole: padre Elia Comini, salesiano, padre Ubaldo Marchioni, diocesano e padre Martino Capelli, dehoniano della nostra congregazione. Furono uccisi perché rimasero accanto alla gente che era in pericolo. Non abbandonarono le loro pecore, non abbandonarono la vigna che era stata loro affidata. Chiediamo la loro intercessione per noi e per tutti gli evangelizzatori, perché anche noi possiamo essere fedeli e dedicarci al nostro servizio seguendo il loro esempio.
Il Signore ha fatto molto per la sua vigna e continua a prendersene cura con amore e compassione. A noi chiede di fare la nostra parte: custodire la comunità, servire e produrre frutti di giustizia e pace. Chiediamo a san Paolo, a san Francesco e ai beati Elia, Ubaldo e Martino Capelli di aiutarci con il loro esempio. E chiediamo al Signore di renderci una vigna feconda, nella quale il Vangelo diventi vita e ogni persona possa incontrare il suo amore.


