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Bibbiablog

V domenica di quaresima A

Credi tu questo?

di SERGIO ROTASPERTI

Come avrete notato, vi è un filo rosso che lega la prima lettura e il Vangelo e, in generale, la liturgia di questa domenica che anticipa la settimana santa: la morte e il morire.

La prima lettura riporta la parte finale di una visione drammatica: il profeta Ezechiele viene condotto dal Signore su un monte da lassù vede nella pianure e nela valle una sterminata quantità di ossa inaridite, cioè l’impossibilità di una vita. Alla domanda del Signore: “Figlio dell’uomo queste ossa potranno rivivere?” il profeta risponde: “Signore Dio, tu lo sai”. La visone si riferisce alla situazione di esilio in Babilonia che il popolo d’Israele fu costretto a vivere nel VI secolo a.C.: la gente si sentiva come morta, perché lontana da casa, senza patria, senza libertà, senza identità, senza speranza.

Questa pagina è drammaticamente attuale e la stiamo vivendo ora sulla nostra pelle: siamo come in un valle di ossa inaridite, costantemente messi davanti alla morte e al morire di tante persone e noi stessi abbiamo paura di morire; siamo reclusi, lontani dalle nostre abitudini e dalla vita quotidiana: quasi in una tomba. Ma la parola di Dio spalanca prepotentemente a una visione diversa: “Ecco io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe. E ancora: Riconoscete che io sono il Signore. Questo è un invito a fare memoria al passato: devo guardarmi indietro e aprire gli occhi su quanto Dio ha fatto nella mia vita, nella nostra storia, per credere al futuro.

Ma il Vangelo va oltre. Gesù si trova dinanzi alla morte di un suo caro amico. Il testo è di una ricchezza immensa e non dobbiamo fermarci al senso letterale: Gesù qui è un uomo che piange e allo stesso tempo è il volto di Dio che conosce e riconosce ogni nostra lacrima. Mi fermo solo su un fotogramma di questo ricchissimo testo e, cioè, il dialogo tra Gesù e Marta: “chi crede in me, anche se muore vivrà. Credi tu questo?” Marta rispose: “Si, o Signore”.

Nella mia esperienza di vita, davanti al morire di mia sorella, queste parole furono per me un macigno e una spada. Mi trovavo nella corsia di ospedale ad aspettare la morte di mia sorella e queste parole di Gesù, non so perché mi bombardavano: anche se muore, vivrà. Credi? Cosa credere? Chi credere? Perché credere? La mia esperienza di giovane che assiste impotente all’attesa della morte di una sorella di 27 anni morire era così insensata che queste parole erano al contempo un insulto al mio dolore e una mano tesa. Ho dovuto morire al mio modo di vedere Dio. Io ero quel Lazzaro chiuso nella tomba e l’invito di Gesù è stato quello di uscire della mia visione di Dio, della vita qui e della vita oltre questa vita. Credi tu questo? Credi che la vita è sempre vita, anche quando assurdamente non la vedi? Credi che il morire non è il termine ultimo di tutto e che, la morte in fondo non esiste, è solo una tappa come tante nella nostra vita? Dopo giorni di tormento interiore, mi sono buttato nel baratro del si. E ho sperimentato la vita e l’amore. Ma questo segno è evocato quasi quotidianamente nella nostra vita. La risurrezione di Lazzaro si compie ancora.

Ciascuno di noi ha la sua storia e il suo percorso di vita. Ma Dio è il Signore della vita, e in questo tempo di oscurità dice ancora a me, a te, a noi: “Io sono la vita: chi crede in me anche se muore vivrà. Credi tu questo?