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Lectura Dantis

Dante: poeta e filosofo

di AUGUSTO FUMAGALLI

Che cosa è la filosofia? Questa domanda spiazza sempre, anche coloro che sono “specialisti”.

Platone, nel Simposio, identifica il filosofo con Eros. Questo demone ha come madre Penia, che significa Povertà, e come padre Poros, che significa Espediente. Il filosofo è colui che, di fronte alla propria povertà, è capace di individuare il rimedio, la via per uscirne. Si colloca a metà tra l’ignorante ed il sapiente; questa tensione che caratterizza colui che si dedica alla Sapienza trae origine dalla povertà stessa dell’uomo ed è alimentata dal desiderio del Bene.

Il filosofo appare come l’uomo del desiderio, consapevole della propria povertà e finitudine, ma cosciente anche delle possibilità e dei talenti che possiede.

È l’uomo inquieto, mai sazio: non si accontenta di uno sguardo comune sulle cose, lo sguardo della folla, non gli basta un solo punto di vista, magari quello più comune, ma cerca sempre oltre.

Questa tensione originaria è propria non solo di alcuni uomini, ma di ogni uomo. Aristotele, infatti, uno dei più grandi filosofi (se non il più grande), afferma che «tutti gli uomini desiderano per natura di sapere». La ricerca della conoscenza e della comprensione è qualcosa di costitutivo la natura stessa dell’uomo: il sapere non è interesse solo di qualcuno, ma ogni uomo che voglia realizzarsi pienamente in quanto uomo è chiamato a fissare l’attenzione su questa dimensione propria ed originaria che lo caratterizza.

Dante: poeta e filosofo

In questo primo articolo, vorrei proporvi la figura di Dante, della cui morte quest’anno ricorre il settecentesimo anniversario. Quando pensiamo a lui, solitamente, lo ricordiamo in quanto poeta, ma egli fu anche un appassionato filosofo. Noi veniamo a conoscenza di questo suo interesse dalle sue stesse parole, quando nel Convivio così scrive: «Cominciai ad andare là dov’ella si dimostrava veracemente, cioè nelle scuole delli religiosi e alle disputazioni delli filosofanti».

All’interno di questo testo, Dante riprende l’affermazione di Aristotele circa l’universalità e la naturalità del sapere, giungendo a delineare un progetto di formazione filosofica che possa interessare ogni uomo e coinvolga «principi, baroni, cavalieri e molt’altra nobile gente, non solamente maschi ma femmine».

Due punti richiedono la nostra attenzione. Anzitutto il tema della nobiltà e l’estensione dell’interesse filosofico al genere femminile.

Dante distingue a nobiltà in “nobiltà di sangue” (chi proviene da famiglia d’alto lignaggio) e “nobiltà di virtù”. Egli afferma che è falsissimo che con il termine “nobile” si intenda “essere da molti nominato”, perché “nobiltà” indica «in tutte le cose perfezione di loro natura»: nobile è dunque quell’uomo che realizza pienamente la propria natura, ciò che egli è.

Per quanto riguarda le donne, che Dante coinvolge nel proprio progetto socio-filosofico, è bene precisare che si possono individuare diverse figure femminili che, nei secoli del Medioevo, si diedero alla composizione di opere e di trattati; a titolo esemplificativo bastino tre nomi: Rosvita, autrice dei primi testi teatrali degni di nota dell’Occidente latino; Ildergarda di Bingen, monaca e filosofa; Caterina da Siena, nota per il suo ricco Epistolario e la sua azione diplomatica.

L’innovazione che Dante opera è quella di inserire volutamente le donne all’interno dello studio della filosofia. Egli non si sta rivolgendo al mondo dei litterati che popolavano gli ambienti accademici, ma propone un percorso filosofico che si rivolga a coloro che sono non-litterati: è il progetto di una filosofia che si apra e si estenda a tutti coloro che, per varie motivazioni, non hanno potuto curare la propria formazione culturale. Utilizzando l’immagine di un gran banchetto, Dante afferma che, sedendo ai piedi dei filosofi, raccoglie le briciole che cadono dalla grande mensa e le distribuisce ad ogni uomo.

Lo speziale Amore

Quale motivazione spinge Dante a questo progetto di filosofia? Nella gerarchia delle scienze che egli propone, al vertice (al cielo Cristallino), pone la moralità ed esclama: «moralitade bellezza de la filosofia». È una filosofia legata alla vita di coloro che la praticano, riguarda l’esistenza e la modifica. Formarsi alla tavola della filosofia significa, per Dante, ricevere la formazione adeguata per vivere nella società in cui si è inseriti, per crescere nell’attuazione delle virtù e così giungere alla felicità. È la virtù, infatti, che determina la vera nobiltà!

Riprendendo il pensiero di alcuni filosofi arabi, in particolar modo di Al Farabi, il nostro autore vuole esplicitare l’idea che il fine della società umana sia la felicità. Se è vero che «ogni uomo desidera per natura di sapere», è altrettanto vera la definizione di uomo come “animale politico”, ossia come essenzialmente comunitario e in relazione con gli altri. Queste due definizioni di uomo, entrambe date da Aristotele, sono riprese e unite da Dante: ogni uomo può realizzare il desiderio di sapere e di conoscere, ma lo può fare solo vivendo la dimensione comunitaria dell’esistenza.

L’uomo può essere felice solo se obbedisce a questo speziale amore che lo caratterizza. Esso è diverso in ciascun ente dell’universo (minerali, piante, animali bruti, uomo) ed è la disposizione per cui ogni essere desidera agire in modo conforme alla propria natura: lo speziale amore dell’uomo è quello che lo spinge a conoscere, è il desiderio naturale di sapere. La filosofia, dunque, permette all’uomo di realizzare sé stesso, la propria natura e giungere alla felicità.

Eccellentissima dilettazione

Ma allora è possibile raggiungere tutta la felicità, già in questa vita? Per Dante, evidentemente, no. Quella che lui propone è la felicità propria dell’uomo, che risponde alla sua natura ed è dunque raggiungibile già qui e ora; ma essa non è la felicità assoluta. Sopra il cielo Cristallino (a cui corrisponde il vertice della filosofia: la morale), infatti, i pensatori medievali proponevano l’esistenza dell’Empireo, il cielo infuocato che, per Dante, corrisponde alla teologia.

Accanto alla felicità che l’uomo può raggiungere mediante la vita sociale (felicità attiva) e mediante conoscenza (felicità contemplativa), il Poeta propone la Somma Felicità (felicità escatologica) che si potrà raggiungere attraverso le due vie, attiva e contemplativa, ma sarà perfetta solo quando vedremo Dio faccia a faccia.

Rispetto a noi medesimi

Cosa ricaviamo da questo rapido scorcio sul pensiero di Dante? Il desiderio di sapere e conoscenza che ci caratterizza, in quanto uomini, ha bisogno di essere ascoltato e coltivato; questo però non basta, perché ha bisogno anche di essere condiviso.

Mantenere questo desiderio di sapienza, questa tensione tra Povertà ed Espediente, è la sola via per giungere alla felicità, la quale per esser realizzata chiede di aprirsi alla comunità in cui ci troviamo.

Essa però non è capace di dissetare completamente la nostra sete di conoscenza, ma suscita in noi la nostalgia della Somma Beatitudine che potremo gustare nella comunità della Gerusalemme del Cielo.