Il cammino di fede del cieco natoIV domenica di quaresima A
Un’esortazione a superare la cecità dello spirito e l'orgoglio di chi crede di vedere, per riscoprire in Gesù l’unica luce capace di trasformare le nostre tenebre in una testimonianza di gioia.
il Vangelo di questa quarta domenica di Quaresima ci presenta la guarigione del cieco nato. Questo episodio non è solo un miracolo fisico, ma soprattutto un segno spirituale. Gesù vuole mostrarci che Egli è la luce del mondo, venuto per illuminare la nostra oscurità.
L’uomo del Vangelo era cieco dalla nascita. Non aveva mai visto la luce, i colori, i volti delle persone. Viveva nel buio. Questa condizione rappresenta anche la situazione spirituale dell’umanità: senza Dio, senza Cristo, l’uomo vive nelle tenebre, incapace di vedere la verità piena della vita.
Gesù vede quest’uomo e si avvicina a lui. Fa un gesto molto concreto: prende della terra, la mescola con la sua saliva e fa del fango. Poi mette il fango sugli occhi del cieco e gli dice: “Va’ a lavarti alla piscina di Siloe”. L’uomo obbedisce. Va, si lava e torna vedendo.
È un momento straordinario. Per la prima volta nella sua vita quell’uomo vede la luce. Ma la cosa sorprendente è che il miracolo non suscita solo gioia: provoca anche una grande discussione. I farisei iniziano a interrogare l’uomo guarito. Chiamano i suoi genitori, lo interrogano di nuovo. Cercano spiegazioni, cercano di negare il miracolo, perché non vogliono accettare che Gesù venga da Dio.
Qui vediamo un contrasto molto forte: da una parte c’è un uomo semplice, che prima era cieco ma ora vede e riconosce l’opera di Dio; dall’altra parte ci sono persone che pensano di vedere, che si considerano sapienti e religiose, ma in realtà restano nella cecità del cuore.
Il cieco guarito diventa testimone. Non è un teologo, non conosce grandi spiegazioni, ma dice con semplicità: “Ero cieco e ora ci vedo.” Questa è la sua testimonianza. E poco alla volta arriva a riconoscere chi è Gesù: prima lo chiama “uomo”, poi “profeta”, e infine si prostra davanti a Lui e lo riconosce come il Figlio dell’uomo.
Fratelli e sorelle, questo Vangelo parla anche a noi oggi. Anche nel nostro tempo molte persone non riconoscono Gesù come il Figlio di Dio, come il Messia. Alcuni lo rifiutano, altri lo ignorano, altri pensano di non aver bisogno della sua luce.
Ma la verità è che senza Cristo il cuore umano resta nell’oscurità: oscurità del peccato, della paura, della mancanza di speranza.
Gesù viene per portare luce nelle nostre vite. Egli illumina le nostre coscienze, ci mostra la strada della verità, dell’amore e della salvezza.
Durante questo tempo di Quaresima siamo invitati a fare un cammino simile a quello del cieco nato. Dobbiamo permettere a Gesù di toccare la nostra vita, di guarire le nostre cecità interiori: l’orgoglio, l’indifferenza, la mancanza di fede.
E poi siamo chiamati anche noi a diventare testimoni. Come quell’uomo guarito, possiamo dire agli altri ciò che Gesù ha fatto per noi. Possiamo testimoniare che Cristo porta luce nelle nostre oscurità, speranza nelle nostre difficoltà, vita nuova nei nostri cuori.
Chiediamo al Signore la grazia di riconoscerlo sempre come la luce del mondo, di accoglierlo con fede e di camminare nella sua luce. Amen.


