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XXV domenica del tempo ordinario C

Il padrone lodò quell’amministratore disonesto…

di SERGIO ROTASPERTI

In quel tempo,1 Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. 2Lo chiamò e gli disse: «Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare». 3L’amministratore disse tra sé: «Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. 4So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua». 5Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: «Tu quanto devi al mio padrone?». 6Quello rispose: «Cento barili d’olio». Gli disse: «Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta». 7Poi disse a un altro: «Tu quanto devi?». Rispose: «Cento misure di grano». Gli disse: «Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta». 8Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.10Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. 11Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? 12E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? 13Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza». (Lc 16,1-13)

Gesù continua il suo viaggio verso Gerusalemme. Il testo che abbiamo letto è la prima parte di un tema caro a Gesù: l’atteggiamento che dobbiamo avere davanti alla ricchezza. Possiamo avere tanto o poco e questo è già un problema per noi, perché o rischiamo di non avere ciò di cui abbiamo bisogno o se siamo ricchi, pensiamo solo a diventare più ricchi.

L’atteggiamento del cristiano non è concentrato sul sapere quanti soldi o beni possediamo, ma quale posto occupano nella nostra scala di valori, nel nostro cuore, davanti a Dio.

Il nostro brano si divide in tre unità: la parabola dell’amministratore disonesto ((vv. 1-9), un’esortazione ad amministrare fedelmente i beni ricevuti (vv. 10-12) un avviso sull’incompatibilità tra il servire Dio e il servire il denaro (v.13)

Ci soffermiamo solo sulla parabola e, precisamente, sull’atteggiamento dell’amministratore disonesto. Ovviamente la parabola non vuole lodare la disonestà dell’amministratore, e dal punto di vista morale, il suo atteggiamento è inaccettabile. Tuttavia Gesù mette in evidenza l’atteggiamento di questo uomo di fronte al cambiamento repentino della sua vita, dettato dalla sua disonestà e tornaconto personale.

Questo uomo è stato abile nel saper trasformare, mediante il denaro, una situazione negativa e a lui sfavorevole in una condizione positiva. L’amministratore ha una sua saggezza: sa quali sono i suoi limiti (zappare non ne ho forza, mendicare mi vergogno), e si ingegna sul suo futuro, non si lascia crollare il mondo addosso ma prende iniziative con destrezza (so io che cosa farò).

Questo uomo è stato perspicace, ha valutato la sua situazione negativa e ha agito di conseguenza con “destrezza” (φρονίμως)

Le ricchezze che noi abbiamo possono avere tanti denominazioni e non necessariamente connesse ai soldi e ai beni. Anche le relazioni sono una ricchezza. Quali sono le ricchezze della mia vita? Quale posto occupano nella scala di valori? Se sono più importanti di Dio e vivo in funzioni di esse l’atteggiamento è sbagliato.

Gesù ci chiede di essere liberi, di non essere attaccati avidamente alle cose e alle persone. Quando questo accade – e ciò è negativo – Gesù ci indica la strada per uscire: essere perspicaci, usare destrezza nel trasformare una situazione negativa in un evento positivo, concentrandosi veramente su ciò che serve al proprio bene personale.

Un testo dunque che ci invita a guardare alle nostre ricchezza – a tutte le ricchezze materiali e spirituali –  con occhi e cuore libero.