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Ascensione del Signore - A

Io sarò sempre nel tuo cuore

di SERGIO ROTASPERTI

(Mt 28,16-20) In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Parola del Signore

Il testo evangelico che abbiamo ascoltato è la conclusione del Vangelo di Matteo. Ora questa conclusione non è solo l’ultima pagina di un racconto letterario: è anche l’epilogo della vicenda terrena di Gesù. L’ascensione che noi oggi celebriamo è l’ultimo fotogramma della presenza di Gesù da Risorto in mezzo ai suoi discepoli.

Essa avviene 40 giorni dopo la Pasqua. Con questo numero simbolico si vuole indicare il raggiungimento di una pienezza. Come tutte le partenze e gli addii, anche questo solenne momento, è al contempo una lacerazione interiore e un nuovo inizio, un passaggio fondamentale.

Prima di tutto una annotazione. La risurrezione di Gesù non ha del tutto cambiato la fede dei discepoli. L’esperienza tangibile che è consistita nel vedere di persona Gesù, non porta necessariamente alla fede: “Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitavano”. Fa molto pensare questa commento di Matteo. L’adorazione convive simultaneamente con il dubbio. Penso che sia l’esperienza di ciascuno di noi. Il dubbio è parte integrante del cammino di fede. In ciascuno di noi coesistono dubbio e adorazione, a volte più l’uno, a volte più l’altro. In alcuni periodi solo dubbio, in altri adorazione. Molte persone vivono permanente nel dubbio, altre nell’adorazione e preghiera, cioè vivono un legame profondo con Dio. Ma ognuno ha il suo cammino, e il dubbio non è un ostacolo fastidioso, ma parte della fede. Ciò che Matteo vuole evidenziare qui, è che la Presenza del divino, del Risorto la si deve riscoprire proprio nella crisi di fede.

Ritorniamo all’esperienza dei primi discepoli, testimoni oculari. Vi è stato un momento in cui Gesù risorto si è definitivamente congedato da loro, scomparendo per sempre dalla loro vista. Si è trattato di una tappa che è coincisa con quanto ciascuno di noi vive oggi in rapporto a Gesù e alla sua Presenza. Per i testimoni oculari, penso che questo solenne momento sia stato traumatico, quasi una seconda morte, un sentirsi nuovamente orfani, senza punti di riferimento, spaesati. Gesù avrebbe potuto continuare ad apparire, fino ai nostri giorni. Perché non l’ha fatto? Perché vi è stata l’Ascensione, l’andare definitivo in cielo, separandosi dal nostro mondo? Questo momento è stato fondamentale. È come se Gesù avesse voluto tagliare il cordone ombelicale: se lui non fosse partito non ci sarebbe stata vita, ma soffocamento. Gesù non ha voluto trattenere a sé stesso le persone, non si è sentito indispensabile, ma ha voluto che il comandamento dell’amore ricevuto dal Padre suo, facesse breccia e frutto nel cuore dei suoi discepoli. L’amore fa crescere l’altro/a, non lega le persone a sé, ma apre cammini, orizzonti, si fa piccolo e muore perché l’altro divenga grande e abbia vita. Se fosse rimasto sempre e solo lui, dove sarebbe lo Spirito che ci fa respirare al ritmo di Dio? Dove sarebbe la nostra creatività, la testimonianza di milioni di persone che lungo la storia sono state un altro Gesù e hanno spiegato l’amore di Gesù con le loro parole e soprattutto con la vita? Siamo in grado di compiere anche noi questa “ascensione”? Siamo capaci di separarci, di tagliare cordoni ombelicali, di non sentirci essenziali? Penso al rapporto genitori/figli e viceversa, legami di coppia, di amicizia etc.

Ma questo sua partenza non è un addio. “Io sono con voi tutti i giorni”. Io sarò sempre nel tuo cuore, tutti i tuoi giorni, in ogni tuo giorno benedetto o maledetto, nella salute e nella malattia, nella sofferenza e nella gioia. Mahatma Gandhi scriveva: “Non ci sono addii per noi. Ovunque tu sia, sarai sempre nel mio cuore”.

Gesù è salito a cielo, perché il cielo si chinasse su noi e raggiungesse gli abissi della terra. A me, a te, a noi che siamo qui, è chiesto il coraggio di rispondere: “Mi fido di te, Signore, so che tu sei con me” anche se nel contempo dubito. La forza travolgente delle sue Parola non elimina il dubbio, ma ci trasforma in persone libere e ricche di amore, capaci di ascendere anche noi. È il sì che il cielo si aspetta da noi.