Scegliere l’acqua della vitaVI domenica del tempo ordinario A
Il Vangelo di Matteo chiede una giustizia che superi quella formale degli scribi per arrivare alla "radice" delle intenzioni: è la chiamata ad essere responsabili
Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua:
là dove vuoi tendi la tua mano (Sir 15,17)
La liturgia di questa domenica, attraverso le parole del Siracide, ci pone davanti a una scelta definitiva: il fuoco e l’acqua. Dio non ci tratta come burattini, ma come interlocutori adulti, richiamandoci alla nostra responsabilità personale. La fede non è un destino subìto, ma una decisione quotidiana di tendere la mano verso ciò che alimenta la vita.
Gesù ci sfida a superare una giustizia fatta di soli precetti esteriori per andare alla radice delle nostre azioni. Non basta “non uccidere”; siamo chiamati a sradicare l’ira e il disprezzo dal cuore. Non basta “non commettere adulterio”; occorre custodire l’integrità del desiderio. La vera responsabilità consiste nel guardare con onestà nel “dietro le quinte” del proprio cuore.
È un cammino esigente, certo, ma è l’unica via per una vita autentica. In un mondo che cerca risposte semplici a problemi complessi, siamo chiamati a una fede che non sia di facciata, ma una roccia solida su cui poggiare la nostra storia.
Scegliamo l’acqua della vita, per essere persone autentiche e pienamente responsabili.


