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IV domenica di Pasqua - A

Una porta aperta per tutti

di SERGIO ROTASPERTI

(Gv 10,1-10) In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

Il brano evangelico che abbiamo ascoltato inizia in modo enigmatico. Gesù sebbene utilizzi il linguaggio della similitudine che ai suoi contemporanei era facile comprendere, tuttavia Giovanni annota che “essi (i discepoli) non capirono di che cosa parlava loro”. Gesù sta parlando di pecore che entrano ed escono dall’ovile, di briganti e di ladri senza mai identificare a chi si riferisce. In questa similitudine vi è una annotazione importante: Il pastore chiama le pecore per nome (lett. Chiama ognuna con il suo nome), cioè ha una relazione personale esperienziale, di vicinanza e familiarità. E le pecore conoscono e riconoscono la sua voce.

Gesù spiega la similitudine usando una metafora: la porta. Egli dice di se stesso di essere la porta. Può essere che Gesù abbia usato questa immagine, perché solitamente il pastore stava a dormire sulla soglia dell’ovile, fungendo cosi al contempo da pastore e da porta: “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo”. E subito dopo la chiave di lettura di quanto sta dicendo: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.

Mi pare che il vangelo di oggi per noi sia abbastanza chiaro e ci fa comprendere un altro aspetto della presenza del Risorto in mezzo a noi:

  • Gesù risorto intrattiene con noi una relazione personale. Non siamo numeri. Egli conosce il nostro cuore, le nostre vite, le nostre storie e tutto ciò che il nostro nome racchiude. Sono consapevole di essere importante agli occhi di Dio?
  • Gesù risorto ci chiede di attraversare lui. Non so come voi intendete. Io ho due immagini. La prima è il costato trafitto. È come se Gesù ci chiedesse di entrare dentro il suo cuore, entrare nel suo movimento e dinamismo d’amore e di donazione, e di lasciarsi trasformare dal suo stile e dal suo modo di affrontare la vita e la morte. Una seconda immagine è lo scanner agli aeroporti: bisogna passare attraverso la porta a scanner per accedere agli imbarchi. Così Gesù: bisogna passare attraverso di lui per essere in grado di volare in alto.

A ciascuno di noi il compito di accoglierlo, ascoltarlo e soprattutto sentirlo quando ci chiama, senza lasciarci sovrastare dai tanti rumori e voci che disturbano le frequenze che ci sintonizzano con lui. Preghiamo per questo.

Signore Gesù, volto di compassione, fa’ che Ti accogliamo nella nostra vita e ci abbandoniamo con fiducia a Te, deponendo i pesi, per camminare insieme a Te. Amico fedele che ci accompagni, aiutaci a riconoscere la Tua presenza anche nel buio, a conoscerti sempre meglio, per scegliere di amare, diventare un riflesso della Tua bellezza e profumo di Te per chi incontriamo sul nostro cammino. (Laura Trento)