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VII domenica di paqua C

Amare da Dio

di SERGIO ROTASPERTI

In quel tempo, Gesù alzàti gli occhi al cielo, così pregò: «Padre santo, non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. 
E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo. 
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».  (Gv 17,20-26).

Anche questo testo è parte della sezione del discorso di Addio di Gesù prima della sua passione e morte e chiude l’intero discorso iniziato al cap. 14. Gesù chiude con una preghiera per tutti i credenti, rivolta al futuro. Il suo forte desiderio è che quanti hanno una relazione con lui, siano uniti e costruiscano unità in una realtà sociale, dove vi sono più ombre che luci. Non si è discepoli di Gesù per rimanere nelle quattro mura della chiesa o in sacrestia. Si è discepoli di Gesù “perchè il mondo creda”, perchè le persone e la società conosca Gesù ed respiri il suo stile e il suo amore.

Gesù esprime qui una forte volontà, che è anche il senso della sua missione: “voglio che siano con me e contemplino la mia gloria”. Non è una pia esortazione, è un forte e profondo desiderio: Gesù vuole stabilire una forte relazione personale con ciascuno di noi, fondata sull’amore. E la gloria di Gesù è nient’altro che il suo amore gratuito fino alla fine, fino al dono supremo di se sulla croce. Contemplare la sua gloria, significa guardare come e quanti lui mi ha amato e ricambiare l’amore con l’amore non tanto verso di lui, ma nel volto di ogni fratello e sorella di questo nostro mondo, fatto spesso più di ombre che di luci.

Se guardiamo la mentalità di oggi, del nostro mondo, vi è la tendenza a dire: prima io e poi gli altri. O stai alle mie regole o a casa tua. Questa mentalità che può nascere da un bisogno di sicurezza e protezione, si basa molto sulla paura e l’indifferenza dell’altro perchè distrugge la convivenza e l’unità. Se Gesù avesse detto: “io e il Padre prima di tutto e poi o state alle nostre regole o a casa vostra”, noi tutti saremmo distrutti ed esclusi. Proprio perchè siamo io e il Padre, allora ci apriamo a voi e vogliamo donarvi lo stesso amore che esiste tra noi. Capite come la logica di Gesù e del suo vangelo è completamente diversa?

La nostra regola è amarci gli uni altri, il sogno di Dio è entrare nella casa del nostro cuore anche se è una catapecchia; il suo regalo è lo stesso Spirito di Gesù che come maestro interiore ci suggerisce la strada giusta da compiere e rende vive e vere le parole di Gesù; la sua più grande volontà è che noi siamo costruttori di unità, perchè il mondo di oggi sia impregnato dallo stesso amore di donazione che sussite per l’eternità nel cuore di Dio Padre, Figlio e Spirito.