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Domenica di Pentecoste C

Respirare Dio

di SERGIO ROTASPERTI

«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». (Gv 14,15-16.23b-26)

Nella tradizione ebraica, la pentecoste (Shavuot, lett.: sette settimane) è la festa che si celebra sette settimane dopo la Pasqua e si ringrazia il Signore per il dono della Torah e le primizie del raccolto. Mutuata nel contesto cristiano, noi ringraziamo il Signore per il dono dello Spirito e il fatto che come comunità cristiana siamo la primizia di un mondo nuovo che vive sotto la legge dello Spirito.

Chi è lo Spirito? Gesù nel vangelo lo definisce il “Paraclito”, cioè “avvocato”,  “consolatore”, colui che è chiamato vicino per aiutare. È il respiro del Padre e di Gesù che sulla croce in Giovanni viene consegnato a ciascuno di noi: “Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito”. (Gv 19,30). Qui Giovanni interpreta l’ultimo respiro di Gesù come l’inizio del respiro della Chiesa, nata dal costato trafitto di Gesù.

Qual è la sua funzione in noi? Essenzialmente due: insegnare e ricordare. Non è il sostituto di Gesù, ma continua in noi quello che Gesù ha fatto e detto. Egli ci aiuta a interiorizzare le parole di Gesù, a farle nostre vive e vere, a renderle credibile e accettabili al nostro cuore e nella nostra coscienza, in una parola: ci aiuta a credere che Dio è affidabile, che Gesù è il centro della vita e che non sono favole ciò che noi ogni domenica leggiamo e facciamo.  Ci suggerisce sempre di avere speranza contro ogni speranza, di credere alla vita contro l’evidenza della morte o i segni di essa che vediamo in noi e nella società.

La seconda funzione è ricordare. Ricordare è portare al cuore Gesù e il suo insegnamento e attualizzarlo concretamente nella nostra vita. è nella vita quotidiana che ci aiuta a ricordare e diventare persone libere, creative, responsabili, a fare le scelte giuste, ad affrontare la malattia, le avversità, i conflitti interpersonali, a vivere il mistero della morte come Gesù e con lui.

Questa festa ci ricorda che abbiamo sempre Dio vicino a noi. Il suo nome è Spirito che, come una madre, ci fa sentire l’abbraccio e il respiro di Dio.