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XXXII domenica tempo ordinario C

Credo nella vita eterna?

di SERGIO ROTASPERTI

In quel tempo, 27si avvicinarono a Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: 28«Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. 29C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. 30Allora la prese il secondo 31e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. 32Da ultimo morì anche la donna. 33La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». 34Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; 35ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: 36infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. 37Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. 38Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». (Lc 20,27-38)

Terminata la lunga sezione del viaggio di Gesù verso Gerusalemme, leggiamo ora un testo ambientato a Gerusalemme e che fa parte di una nuova sezione, dove Gesù è alle prese con una serie di controversie e dibattiti.

Il nostro testo è una di queste controversia che ha come tema la risurrezione dei morti. Essa prende avvio dal dibattito con il gruppo dei sadducei, i quali “dicono che non c’è risurrezione”. I sadducei erano un movimento conservatore e tradizionalista; appartenenti all’aristocrazia sacerdotale, avevano una grande influenza a livello politico. Il libro degli Atti ricorda inoltre che non credevano negli spiriti e negli angeli (At 23,8). Praticavano una lettura letterale e fondamentalista delle Scritture e privilegiavano la lettura della Torah (Pentateuco), attribuendo scarso valore alle altre parti della Scritture (i libri profetici e sapienziali).

I sadducei pongono il caso ipotetico di una donna la quale si sposa e si risposa secondo la legge antica del levirato (La legge del levirato prevedeva che il parente più prossimo del defunto marito dovesse prendere la sua moglie in sposa, al fine di garantire la discendenza) e poi muore. A quale marito apparterrà, quando sarà morta?

Gesù accetta il dibattito ed esprime ciò che pensa circa il tema della risurrezione. Egli risponde basandosi proprio su quanto i Sadducei credono (il Pentateuco) e sul loro modo di interpretare la Scrittura (letterale). Cita l’Esodo richiamando l’episodio dell’incontro del Signore con Mosè presso il roveto ardente, ripetendo l’autopresentazione di Dio riportata in Es 3,6:  Il Signore è “il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe” (Es 3,6), cioè il Dio dei vivi e non dei morti.

Che pensa Gesù della risurrezione? Secondo lui, la vita futura non è la ripetizione di quella presente. Non chiarisce cosa sarà ma è convinto che sarà una realtà, un mondo diverso, dove vi è vita e si vive da figli di Dio (“figli della risurrezione, figli di Dio”), e fra le braccia amorevole e misericordiose di Dio (cf parabola del padre misericordioso in Lc 15). Una realtà dove tutti i figli si ritrovano trasformati e circondati dall’amore misericordioso di Dio Padre. Un mondo dove si respira solo vita e la presenza costante di un Dio che ama i suoi figli (“Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui”).

Questa pagina evangelica ci dice prima di tutto che Gesù stesso, a differenza dei sadducei, crede nella risurrezione dei morti. E ciò non è scontato e ovvio.

Ma questa pagina evangelica ci interroga come credenti e cristiani. Sul tema della risurrezione e del dopo morte, crediamo come Gesù?

Noi abbiamo la fortuna di sapere che Gesù è risorto, cioè è vivo ed è ritornato dal mondo dei morti. Ne siamo consapevoli? Come viviamo il presente e il rapporto con chi è già nel mondo di Dio?

La vita eterna è una vita da Figli. Già la viviamo ora e ne prendiamo consapevolezza nella preghiera del Padre nostro. L’eternità è già nell’oggi, ora e adesso. È solo questione di sana consapevolezza.