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XXII domenica del tempo ordinario c

Dalla parte di un Dio umile

di SERGIO ROTASPERTI

In quel tempo, Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. 7Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: 8«Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, 9e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: «Cedigli il posto!». Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. 10Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: «Amico, vieni più avanti!». Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. 11Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
12Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. 13Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; 14e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Il racconto evangelico di oggi avviene in giorno di sabato, giorno di festa ebraica. Come al solito, dopo la preghiera in sinagoga ci si riuniva insieme per condividere il pasto. Gesù accetta l’invito di un importante fariseo locale, però avverte che il clima attorno a lui è sospettoso (14,1). Inoltre osserva il comportamento incauto dei commensali che occupano i primi posti in modo sfrontato. Questo modo di fare irrita Gesù e lo spinge a pronunciare un piccolo insegnamento che tematizza due aspetti del discepolato: l’umiltà (7-11) e la generosità (12-14).

Gesù riprende un detto che troviamo nel libro dei Proverbi: «Non darti arie davanti al re e non metterti al posto dei grandi, perché è meglio sentirsi dire “Sali quassù”, piuttosto che essere umiliato davanti a uno più importante» (Pr 25,6-7).

Gesù non dà una lezione di umiltà, e nemmeno vuole essere un maestro di galateo, e non vuole dare un insegnamento morale. Molto più profondamente indica i parametri di lettura che Dio usa: «non metterti al primo posto». Si perché Dio fa così. Lui occupa sempre l’ultimo posto tra gli uomini e non avanza pretese nei nostri confronti. Dio si presenta come l’ultimo, il povero, colui che non conta nulla, perché egli ha un debole per quanti vivono in questa dimensione. E si fa come loro.

E dobbiamo riconoscere che, spesso, nella nostra vita quotidiana di fatto non gli cediamo il posto d’onore, ma lo mettiamo ai margini della nostra tavola di pensieri, sentimenti, amore.

La prospettiva di Dio è quella di leggere e interpretare ogni cosa, a partire dalla categoria degli ultimi, di coloro che stanno ai margini, alle periferie esistenziali e sociali, di coloro che non contano nulla. Il nostro Dio, in una parola, è un Dio umile

Questo è un perenne monito per la Chiesa e per ciascuno di noi: il successo, l’arrivismo, l’arroganza, il farsi vedere, la competizione il mettersi perennemente in mostra, il sentirsi superiori, il volere diventare qualcuno di importante e perennemente riconosciuto/a, la carriera etc., .sono parametri umani ma non evangelici. Dio non fa così. E non è così.

Anzi la logica di Dio è nell’ottica della generosità (Lc 14,12-14): Dare senza aspettarsi nulla in contraccambio.

In una società in cui bisogna essere primi, pestare i piedi per ottenere qualcosa, schiacciare l’altro, sopraffare, avanzare di carriera sul lavoro, la logica di Dio mi aiuta ad affrontare stress e frustrazione che derivano da questi parametri umani? Questo stile di Dio è anche il mio, il nostro stile?