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XXI domenica del tempo ordinario C

Una porta da attraversare

di SERGIO ROTASPERTI

In quel tempo, Gesù 22passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. 23Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: 24«Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. 25Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: «Signore, aprici!». Ma egli vi risponderà: «Non so di dove siete». 26Allora comincerete a dire: «Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze». 27Ma egli vi dichiarerà: «Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!». 28Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. 29Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. 30Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi». (Lc 13,22-30)

Nel suo cammino vero Gerusalemme, Gesù attraversa città e villaggi, incontrando persone e sicuramente anche per trovare un po’ di riposo e ristoro.

Durante questo viaggio, Luca ci riporta la domanda a Gesù da parte di uno sconosciuto : “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. È una domanda che abita forse anche nei nostri cuori, perché alla fine tocca la nostra sensibilità religiosa.  Che futuro abbiamo noi con il Signore? Potremmo davvero al termine dei nostri giorni essere gratificati, nella pace, vivere nell’amore di Dio per sempre e con i nostri cari che non ci sono più? E ancora, gli sforzi che facciamo oggi con i nostri riti e pratiche di fede ci abilitano a divenire giusti davanti a Dio?

Gesù non risponde direttamente alla domanda. La sua risposta in realtà è molto aspra, severa, che esprime esigenze con un tono minaccioso. Dobbiamo chiaramente dire che questo linguaggio è un linguaggio tipico dei profeti dell’AT. Gesù qui parla come uno degli antichi profeti con uno stile che ha lo scopo di scuotere le persone davanti al torpore spirituale e  all’indifferenza.

Gesù sposta il dibattito su un altro piano: non si tratta di numeri ma di un cammino che conduce alla salvezza. E per spiegare questo Gesù usa l’immagine dell’entrare attraverso una porta stretta per raggiungere la sala del banchetto (immagine di condivisione, festa, gioia).

«Tale percorso prevede che si attraversi una porta. Ma dov’è la porta? Com’è la porta? Chi è la porta? Gesù stesso lo dice nel Vangelo di Giovanni: “Io sono la porta” (Gv 10,9)» (Papa Francesco)

Perché la porta è stretta? «In realtà, il messaggio di Gesù va proprio in senso opposto: tutti possono entrare nella vita, ma per tutti la porta è “stretta”. Non ci sono privilegiati. Il passaggio alla vita eterna è aperto a tutti, ma è “stretto” perché è esigente, richiede impegno, abnegazione, mortificazione del proprio egoismo» ( Papa Benedetto XVI, Angelus 26.08.2007). In altri termini, si tratta di seguire il cammino di Gesù, vivere guardando lui come baricentro della vita e delle nostre azioni.

Ernesto Ronchi scrive: «Non basta mangiare Gesù, che è pane, occorre farsi pane per gli altri. Non basta essere credenti, dobbiamo essere credibili. E la misura è nella vita. “La fede vera si mostra non da come uno parla di Dio, ma da come parla e agisce nella vita, da lì capisco se uno ha soggiornato in Dio” (S. Weil)». (Avvenire 18.08.2016)