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IV domenica di Avvento - C

Dio in cerca di un padre

di SERGIO ROTASPERTI

18Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. 20Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; 21ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». 22Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: 23Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi. 24Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa. (Mt 1,28-25)

 

Ciò che abbiamo letto è il racconto della nascita di Gesù dalla prospettiva di Giuseppe. Un racconto molto diverso rispetto a Luca, ridotto all’essenziale e che, soprattutto, ci rivela il drammatico travaglio di Giuseppe nell’accettare la nascita di un figlio non suo.

Giuseppe viene appellato come giusto, cioè come una persona che si mette sempre dalla parte di Dio che è vita e giustizia. È giusto perché non si sente depositario della verità, ma la cerca, anche a prezzo del disonore e del tradimento.

Giuseppe è anche un uomo innamorato di Maria e che è pronto a sposarla, ma si trova davanti a un caso di coscienza che non lo lascia in pace e lo mette terribilmente in crisi e davanti a una dolorosa scelta. Ai suoi occhi, Maria ha commesso adulterio e a legge del Deuteronomio (22,21) è chiara: «se la giovane non è stata trovata in stato di verginità, 21 allora la faranno uscire all’ingresso della casa del padre e la gente della sua città la lapiderà a morte, perché ha commesso un’infamia in Israele, disonorandosi in casa del padre. Così estirperai il male in mezzo a te». Se Giuseppe è un uomo religioso, non deve far altro che rispettare la Legge e applicarla. Ma l’amore per Maria e di Maria porta Giuseppe nell’abisso di una crisi di fede.

Il fatto poi che Gesù sia nato da Spirito Santo non chiarisce le sue perplessità; anzi la aumenta. Ma egli è giusto e pensa di staccarsi da lei “in segreto”, affrontando cioè il disonore di non essere padre e di convivere con una moglie che non è fedele. Giuseppe agisce con amore e umanità nei confronti di Maria. Oggigiorno potremmo dire che Giuseppe accetta di formare una famiglia allargata, vivendo una vita a due dove la fiducia è ferita e il tradimento può sempre essere di nuovo alle porte. Giuseppe decide per la vita di Maria e del figlio non suo.

Ma la storia non finisce qui. Anzi. La storia inizia da qui.

Il sogno è un segno del travaglio inconscio di Giuseppe, dei suoi desideri infranti e del bisogno di trovare una luce nella notte delle proprie ferite e tradimenti, che non danno pace.

Dio – attraverso il suo angelo –  bussa alla porta del suo inconscio e dona luce. Ma fa molto di più. Dio genera Giuseppe come padre. Sarà lui a dare il nome Gesù ed Emmanuele, cioè sarà lui come uomo e padre a segnare l’identità, il destino e la missione di questo figlio che nasce fragile, bisogno di tutto e, soprattutto, di una madre e di padre.

Risvegliarsi dal sonno è ripartire e rinascere, avere il coraggio delle fiducia in Dio e in Maria, essere pronti a ricominciare una storia d’amore, che sembrava ormai ripiegata alla rassegnazione.

La grandezza di questi due giovani – Maria e Giuseppe – risiede nel grande amore reciproco, nella immensa fiducia verso Dio, nella capacità di credere nella parola data e mantenuta, anche quando essa sembra essere impossibile e contradditoria.  L’amore e la forza interiore di questi due giovani ha permesso a Dio di entrare nella nostra storia.

Natale è anche ascoltare il Giuseppe che è dentro noi.