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III domenica di Avvento - A

Aspettative disattese

di SERGIO ROTASPERTI

In quei giorni 2Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò 3a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». 4Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: 5i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. 6E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». 7Mentre quelli se ne  andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 8Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! 9Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. 10Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via. 11In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. (Mt 11,2-11)

Protagonista di questa pagina evangelica è Giovanni Battista che, dal carcere di Macheronte, invia i suoi discepoli a chiedere spiegazioni sull’autenticità della missione di Gesù. A dire il vero, Matteo descrive lo stato di crisi che viveva la primitiva comunità cristiana rispetto al movimento di Giovanni Battista, ancora molto forte dopo dopo gli anni 70 d.C., una comunità in crisi proprio sul comprendere la presenza di Gesù, rispetto all’insegnamento radicale del Battista.

Sullo sfondo di questo dialogo a distanza vi è una visione di Gesù molto diversa dalle aspettative, la quale generò dubbi e perplessità.

Gesù accoglie la domanda posta dai discepoli di Giovanni ma non risponde direttamente, citando le Scritture. Gesù sta affermando che per comprendere lui e l’autenticità della missione non bisogna partire dalle attese personali, ma dalla Parola di Dio, e attraverso di essa valutare persone e attività.

Questo è un criterio molto importante anche per l’oggi: «la chiave di lettura della Presenza divina non sono le attese personali, ma la Parola. La delusione del credente dipende spesso dalle attese poco affini al sentire di Dio». (Grilli M., Alla ricerca del volto, 23)

Ma dove intravedo i segni della presenza di Dio? “Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete:  i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo”. La presenza di Dio si tocca non nell’alto dei cieli, ma nel basso della terra, nei gesti di amore, dedizione, vita e speranza verso chi vive ai margini della società, con chi non ha followers, non fa audience e non suscita like.

Gesù si presenta umile e mansueto; non è radicale e veemente come il Battista aveva sperato e creduto; non fa piazza pulita del marcio che incontra. In lui traspare il volto di un Dio mite, umile, piccolo, povero. Molto lontano dalle aspettative e logiche umane. Di ieri e di oggi. E forse anche dalle nostre. Che Gesù sto attendendo?