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Battesimo del Signore - A

Il biglietto da visita di Dio

di SERGIO ROTASPERTI

13In quel tempo Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. 14Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». 15Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. 16Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. 17Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento» (Mt 3,13-17)

Il vangelo ci racconta con estrema semplicità come Gesù va da Giovanni Battista per farsi battezzare. Nel leggere questo testo, tuttavia corriamo il rischio di non comprendere appieno il senso di questo gesto rituale, perché pensiamo subito al “battesimo” in senso cristiano, mentre esso è qui un rituale giudaico.  E, pertanto, dobbiamo leggere questo episodio a partire dalla prospettiva giudaica.

Il rito del battesimo che Giovanni compie prende ispirazione da diversi passi profetici dell’AT. Ne citiamo due a mò di esempio. Per bocca del profeta Isaia l’appello di Dio è molto forte : “Lavatevi, purificatevi, allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni. Cessate di fare il male, 17 imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova”. (Is 1,16-17). Anche il profeta Ezechiele utilizza un simile linguaggio: “25 Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli, 26 vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. 27 Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò osservare e mettere in pratica le mie norme”. (Ez 36,25-27)

Questi testi ci dicono che il battesimo compiuto da Giovanni Battista – e a cui Gesù intende sottoporsi –  contiene un duplice significato. Da un lato esso ha lo scopo di invitare le persone a purificarsi, a rinnovarsi interiormente, perché siano riempite dalla presenza dell’unico Dio e Signore della vita; d’altro canto, il rito ha una forte valenza sociale: non basta rinnovarsi interiormente, è necessario compiere azioni concrete a livello sociale, evitando il male e praticando la giustizia, in particolare, a favore dei più vulnerabili come allora erano gli orfani e le vedove.

Gesù si mette in fila con l’intenzione di lasciarsi battezzare dal Battista. Egli, cioè, accoglie queste due prospettive, impegnandosi a praticarle nella sua personale esistenza. Il Battesimo di Gesù è, dunque, una chiave di lettura di tutto ciò che egli da qui in avanti dirà e farà.

Lo Spirito, la colomba, la voce del cielo non sono altro che echi dell’AT. Ad esempio lo spirito non solo è all’inizio della creazione, ma opera in particolari situazioni e con particolare persone: sui 70 anziani che consigliano Mosè o sul re Saul all’inizio del suo mandato regale (Nm 11,25; 1 Sam 10,6). Il compiacimento di cui parla il testo è un eco di Is 42,1 dove si parla di un servo che annuncia libertà e misericordia a prezzo della sua vita. Matteo utilizza tutte queste allusioni per dirci che Gesù è sostenuto e riempito dalla forza e dall’amore di Dio. E che intende essere servo dei vulnerabili e fragili.

Questo testo è il biglietto di visita di Dio. Gesù non avanza pretese e  rinuncia al potere; non vuole essere presuntuoso e non vuole cercare i primi posti; prima di pretenderlo dagli altri, si impegna a rinnovare se stesso e purificare la sua vita interiore; si impegna nella cura dei più vulnerabili, in solidarietà con loro. Egli è un uomo semplice, che ci mostra un Dio povero, che si sporca le mani e che non ha paura ad entrare nelle acque torpide della nostra storia.  Questo è solo l’inizio, l’anticipo e il titolo di ciò che Matteo nel resto del vangelo ci racconterà.

Quanta curiosità c’è in noi nel conoscere questo Gesù?