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II domenica del tempo ordinario - A

Un Dio perdente

di SERGIO ROTASPERTI

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio». (Gv 1,29-34)

L’evangelista Giovanni racconta l’episodio dell’incontro di Giovanni Battista e Gesù, mettendo in evidenza come lo stesso Battista si fa piccolo e in disparte, allorquando vede venire verso di sé il suo cugino Gesù. Egli sta invitando coloro che avevano seguito il suo movimento spirituale a staccarsi da lui, per seguire Gesù: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!»

A noi lettori di oggi non è facile comprendere a che cosa il Battista esattamente si riferisse identificando Gesù come l’agnello di Dio.  Ma se interroghiamo il background biblico vi intravediamo almeno due allusioni.

La prima allusione riguarda la descrizione del “servo sofferente” in Isaia 53,7: “era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca”. Qui si parla di un servo del Signore che prende su di sé l’iniquità del popolo e si sacrifica per gli altri, offrendo la sua vita.

Un secondo testo può essere il riferimento al rito pasquale del sacrificio degli agnelli, secondo il dettame dell’Esodo (Es 29,38-46). Nel racconto giovanneo, Gesù verrà condannato proprio nell’ora in cui i sacerdoti iniziano questo rito (Gv 19,14).

Oltre questi due testi, può essere che ci sia l’interpretazione targuminica del sacrificio (meglio dire “legatura”) di Isacco, raccontata in Genesi 22,6-9. Gesù è quindi qui visto come come Isacco.

Chi è dunque Gesù? Colui che si fa carico di quanti rifiutano di accogliere Dio e lui stesso; colui che offre la sua vita. Ma soprattutto colui che vive, nutrendosi di un’incrollabile fiducia in Dio, che quotidianamente cerca come il pane (Gv 4,34), il cui volere è più importante della stessa vita e sorte o futuro personale.

Il testo presenta una seconda immagine sempre tratta dal mondo animale: la colomba. Anch’essa veniva usata nel rito di offerta (Lev 14,22; Lc 2,24). La colomba era pure simbolo di pace (8,8-12) , di amore e tenerezza (Ct 1,15; 4,1; 12). Si potrebbe pertanto dire, che la venuta di Gesù è contrassegnata dalla non violenza e da un tenero amore.

Diciamolo con spietata franchezza: oggi nessuno fa strada se vive come un agnello e come una colomba. Bisogna essere lupi, non farsi mettere la testa sotto i piedi, tirare fuori i denti e agire con un po’ di aggressività per essere qualcuno, far carriera, avere sex-appeal. Altrimenti non si fa da nessuna parte. E veniamo schiacciati dal nostro mondo globalizzato.

Gesù è paradossale e perdente. Ma questa è la via di Dio. Quanto sono disposto a riconoscere un Dio così e, soprattutto, a percorre la sua stessa via?