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Agorà

Un santo attuale

Il coraggio di Agostino

di AUGUSTO FUMAGALLI

Agostino fu un romano vissuto a cavallo tra IV e V secolo. Divenuto vescovo della Chiesa di Ippona, fu uno dei più grandi pensatori occidentali e fu annoverato tra i Padri della Chiesa. Ma che cosa ha da insegnare a noi un uomo morto nel 430?

Articolerei questa riflessione in tre momenti, pensando ad Agostino come un uomo coraggioso e che ci invita al coraggio .

Il coraggio della domanda

Una delle opere principali di Agostino, nonché pietra miliare della cultura, sono le Confessioni, una sorta di autobiografia in cui l’autore vuole proclamare la grandezza di Dio, mediante la narrazione della propria vita. Nel libro IV in cui narra della propria esperienza di insegnate, dopo aver raccontato della morte di un amico, afferma: factus eram ipse mihi magna quaestio – io stesso divenni per me un grande problema/domanda.

Questa è la prima caratteristica di Agostino, l’essere un uomo capace di porsi delle domande. Egli non si accontenta di una brillante carriera, non si accontenta di facili soluzioni ai problemi dell’esistenza né a quelli della filosofia, ma si tormenta e indaga dentro e fuori di sé finché non giunge a trovare la soluzione vera. Agostino non è uomo da sterili compromessi, non è uomo da illusioni o da risposte parziali, egli vuole conoscere la Verità.

Osserva il male? Si domanda che cosa sia il male. Sperimenta la morte di un amico? Si interroga circa l’essenza della morte. Piange? Si chiede perché gli infelici piangano. Vede il bello? Compone un trattato sulla bellezza, e si potrebbe proseguire lungamente con vari esempi. Tutte queste domande, che nascono dalla meraviglia di scoprirsi posti in un mondo con delle persone accanto, possono esser ricondotte a due domande principali che Agostino si pone: chi sono io e chi è Dio?

Il primo insegnamento che Agostino consegna agli uomini di oggi è quello di imparare a farsi domande, di osare porsi delle domande, di avere il coraggio di non dare nulla per scontato, ma di cercare di scendere nella profondità di noi stessi e della nostra vita. Solo chi ha il coraggio di meravigliarsi e di porsi domande, può giungere alla felicità.

Il coraggio della novità

Quando penso ad Agostino penso a colui che ha incarnato nel modo più vero e profondo la categoria di uomo nuovo, già presente nell’antica Roma, sebbene con un significato prettamente politico. Il coraggio di porsi continuamente in discussione, il coraggio della domanda che scandaglia in profondità l’uomo, la realtà e – per quanto possibile – Dio, ha fatto di Agostino un uomo libero, un uomo non innamorato delle proprie idee, dei propri punti di vista e per questo aperto alla Novità. Nella sua vita egli passo dalla retorica, al Manicheismo, allo Scetticismo, al Neoplatonismo fino a giungere al cristianesimo: se non avesse ascoltato la sua sete di verità, se non si fosse lasciato plasmare e fare nuovo dalla Provvidenza di Dio non avrebbe mai compiuto pienamente se stesso. Le sue domande lo hanno portato ad accogliere pensieri anche loro contrastanti, a dubitare che esista davvero una verità, ma questo desiderio di comprensione lo ha guidato fino a che la sua ricerca fu realmente e pienamente appagata.

Ecco il secondo insegnamento di Agostino: mai arroccarsi nelle proprie posizioni, mai innamorarsi narcisisticamente delle proprie idee, ma lasciarsi ri-creare dal dito di Dio che agisce sempre nella nostra vita.

Il coraggio della fiducia

Se Agostino seppe ascoltare la propria coscienza e lasciar emergere le proprie domande; se evitò la chiusura autocentrata nelle proprie certezze, ma si mantenne aperto alla novità; se non si irrigidì sul “sono fatto così”, ma si lasciò ricreare ogni momento da Colui che lo aveva creato fu possibile perché ebbe fiducia. Aver fiducia significa sapersi affidare, riconoscersi come non bastanti a sé, ma bisognosi di altri, in particolare significa riconoscersi amati. Io mi posso fidare solo di coloro che han mostrato di amarmi, di volere il mio bene: Agostino si fidò di Dio!

Agostino si fidò molto anche dei suoi maestri: si fidò prima di Fausto, ma le sue aspettative furono grandemente deluse; si fidò della voce del bambino che gli cantava “prendi e leggi”; si fidò infine di Ambrogio, per merito del quale poté comprendere in profondità le Scritture. È necessario dunque aver fiducia anche in coloro che riconosciamo esser più preparati di noi, che hanno un bagaglio più ricco di esperienze, in particolare che sono davvero innamorati del Signore e non di se stessi.

Ma bisogna avere anche fiducia in se stessi, che significa riconoscere i propri talenti. Agostino invita l’uomo a riconoscere il proprio valore, il valore della propria coscienza che è il tempio in cui Dio parla al cuore.

Agostino insegna a lasciare emergere, senza timore, le domande che abitano l’uomo, anche quelle più dolorose e paurose; a evitare la chiusura su se stessi pensando che “sono fatto così”, a divenire nuovi grazie allo Spirito di Dio; a fidarsi dei propri talenti, a fidarsi del Signore che ha scommesso in anticipo sull’uomo per amore. Questo è il cammino di Agostino.