Il si di DioNatale del Signore

Commento alla messa della notte di Natale: Is 9,1-6 e Lc 2,1-14


SERGIO ROTASPERTI

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,1-14)

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.
Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.
Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».


La liturgia di questo Natale è ricchi di simboli e immagini. Il primo simbolo che la lettura del profeta Isaia presenta è l’oscurità: “Il popolo che camminava nelle tenebre”.  Non è difficile per noi intuire ancora oggi il peso di questa oscurità.

All’inizio di dicembre ho ricevuto un messaggio dall’Ucraina, dal Donbass, di un giovane studente in medicina che lavora al primo soccorso in trincea e penso che queste parole descrivano bene questa oscurità: “Il tempo che viviamo è nella tenebra, nella debolezza, incertezza, insicurezza. Viviamo nella sofferenza, incontriamo la morte ogni giorno. Vediamo cose terribili e ci fa molto male. L’avvento che abbiamo iniziato mi fa vedere che in questi giorni di buio e tenebre, il nostro cuore cerca luce. Letteralmente noi viviamo nel buio, perché ogni giorno sento la mancanza di elettricità e riscaldamento. Solo posso immaginare le circostanze in cui i nostri soldati si trovano.  Noi capiamo ora quanto abbiamo bisogno della luce, in tutti i sensi.”

Ma l’oscurità non c’è solo nella guerra Russia-Ucraina. Vi è Etipia, Yemen, Saeel, Nigeria, Afghanistan, Libano, Sudan, Haiti, Colombia, Myammar solo per i primi 10.

Vi sono stati e o vi sono ancora momenti di buio, di solitudine, di lacerazione interiore, incomprensione che ciascuno di noi vive e a cui ciascuno di noi può identificare.

Ebbene in questa oscurità, fa irruzione con forza Dio stesso. Questo buio viene squarciato: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce” (Is 9,1).

Dio irrompe nell’oscurità con la luce e la gioia: “Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia” (Is 9)

Per tutti noi credenti, l’irrompere di Dio nella storia ha un nome: Gesù, nostra luce e nostra gioia. Entra nella storia in modo disarmante. Sui passi dei poveri come Maria e Giuseppe, come i pastori, nei panni di un bimbo disarmato, avvolto in fasce e adagiato in una mangiatoia, cioè in gesti quotidiani e banali: “è lo stile di Dio, che non offre segnali appariscenti della sua presenza. L’uomo che vorrà incontrarlo dovrà imparare a riconoscerlo nel grido del povero, nel vagito di un bambino, nel silenzio di un dannato”. (Grilli, Alla ricerca del volto, 31).

L’augurio è che ciascuno di voi possiate riconoscere lo stile di Dio nella quotidianità della vita e nei gesti ordinari. E che ogni vostra oscurità sia squarciata dal si di Dio all’uomo, che oggi onoriamo avvolto in fasce e adagiato in una semplice e povera mangiatoia.