Io sono con teIV domenica di Avvento C
Commento alle letture domenicali sulla vocazione di Geremia (Ger 1,4-19) e sul episodio di Gesù alla sinagoga di Nazareth (Lc 4,21-30)
La prima lettura e il Vangelo di oggi ci narrano due contesti completamente diversi. Il testo dal libro del profeta Geremia è un breve inciso del racconto della vocazione e missione di Geremia, quando egli era ancora giovane (nell’anno 627-626 a.C.), mentre il brano evangelico è la seconda parte del racconto di Gesù nella sinagoga di Nazareth, la cui parte iniziale abbiamo ascoltato la scorsa domenica.
Vi è tuttavia un aspetto in comune tra la prima lettura e il vangelo: la vicenda personale di due uomini chiamati ad essere profeti. Ora dobbiamo sbarazzarci di un fraintendimento: il profeta nel senso biblico non è colui che prevede il futuro, ma colui che parla di Dio, portando le sue parole nel cuore delle persone e della società.
Nella storia di vocazione di Geremia abbiamo tre azioni di Dio: “ti ho conosciuto”, “ti ho consacrato” “ti ho stabilito profeta della nazioni”. Dio conosce Geremia in modo personale, intimo, profondo. Lo consacra, cioè lo ha separato, messo da parte, e lo destina per gli altri. Attraverso la sua storia personale – che sarà di solitudine, di persecuzione, di incomprensione di dialoghi intensi con Dio – è testimone della presenza permanente di Dio.
Gesù come profeta nei vangeli non di rado è associato a Geremia: entrambi hanno una sorte simile, poiché tra Gesù e Dio suo Padre, vi è una relazione profonda, intima ed è stato separato per essere inviato agli altri.
Nel racconto di Luca vediamo come in filigrana l’inizio della passione di Gesù: un profeta che proprio tra i suoi non è compreso. Dall’iniziale meraviglia, i suoi compaesani passano allo scetticismo, fino a scacciarlo per farlo morire.
Qual è la reazione del profeta? Qual è la reazione di Gesù? Emblematico come termina il testo di Luca: “Ma egli passando in mezzo a loro, si mise in cammino”. Evidentemente non è la descrizione di un fatto di cronaca, poiché in un tumulto del genere è molto improbabile che Gesù tranquillamente cammina. È un’annotazione teologica che Luca fa di Gesù per descrivere il suo modo di affrontare l’inimicizia, la contrarietà, la persecuzione. Gesù con coraggio continua la sua missione, pieno della forza di Dio. Egli fa leva sulle sue convinzioni interiori e sulla sua chiamata interiore per andare avanti, seguendo la sua strada.
Nel Battesimo tutti noi siamo stati consacrati profeti. Siamo amati profondamente e intimamente da Dio, sia stati messi da parte, separati per portare Dio agli altri, attraverso la nostra storia personale. La contrarietà dei compaesani di Gesù può avere oggi simbolicamente tanti nomi: per molti cristiani nel mondo persecuzione (5.898 morti, di 5.110 chiese distrutte, di 6.175 prigionieri. Sono 360 milioni i cristiani a rischio) incomprensioni familiari, delusioni da persone a noi vicini, malattia, eventi traumatici. Quando ciò avviene è il momento di camminare in mezzo ad esse come Gesù, facendo leva sull’incrollabile fiducia di Dio in me e sul suo amore permanente che sostiene e protegge: “Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti”


