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Agorà

L'apparire di Dio tra due movimenti

Natale: quotidianità e novità

di AUGUSTO FUMAGALLI

Particolare del presepe della restauratrice Anna Rosa Nicola, che si trova presso l’Abbazia di Vezzolano.

L’apparizione di Dio è ora la novità del giorno sulla piazza del mercato, nelle case, nell’assemblea del consiglio, nel palazzo del governatore, è il pretesto di chiacchere sciocche e senza costrutto, forse anche l’occasione di qualche riflessione più seria – ma per il discepolo la novità del giorno non è l’occasione soltanto per sprofondarsi con probità socratica in se stesso: no, essa è l’eterno, l’inizio dell’eternità. La novità del giorno è l’inizio dell’eternità.

Forse stride un po’ questo testo di Kierkegaard che parla di piazze, mercati e assemblee, con quanto stiamo vivendo; poteva sembrare più adatto rileggere quelle pagine di Sartre che già abbiamo incontrato nel 2018, scritte appositamente per i propri compagni di prigionia dello Stalag XII D. Inutile, credo, fingere che le recenti misure adottate per contrastare la diffusione del virus non ci creino un senso di impotenza e di prigionia; trascorrere il periodo natalizio, caratterizzato solitamente da cene e regali annessi, sottostando a pesanti norme, rigide ma necessarie, provoca un senso di sconcerto e per certi versi di tristezza. Mi piace allora, proprio per questo motivo, lasciare la parola al Kierkegaard delle Briciole di filosofia.

Quest’opera nasce da una domanda particolare: ci può essere un punto di partenza storico per una coscienza eterna? Ancora: si può fondare la beatitudine eterna su di un evento storico?

La celebrazione del Natale ha a che fare con un evento accaduto all’incirca 2024 anni fa, anno più anno meno, eppure tutti gli anni ci troviamo a rivivere tale fatto storico e quando siamo impossibilitati a farlo secondo le regole della tradizione, ci sembra che sia quasi un non riviverlo. Da qui è nata tutta una serie di dibattiti su cosa si possa fare e cosa no: dal cosiddetto “cenone” della vigilia al pranzo del 25, dalle tombolate ai regali; ma credo la discussione più importante (e al contempo più mediocre) sia stata quella sull’orario della Messa nella Notte. Tutto questo può opportunamente esser posto sotto l’etichetta kierkegaardiana di “sprofondamento in se stesso”. È un movimento circolare e la circonferenza gira tutta attorno ad un punto; il punto centrale di questo movimento è l’io. Esso cerca la propria rassicurazione nei sorrisi, nei regali, negli auguri (talvolta ipocriti) che ogni anno riceve e ricambia; “chiacchere sciocche e senza costrutto” che rendono l’apparizione di Dio un mero pretesto.

Una canzonetta pubblicitaria recita: a Natale puoi / fare quello che non puoi fare mai. Niente di meglio per descrivere con un’immagine l’idea di quel circolo egocentrico che, mi pare, denunci lo stesso Kierkegaard nella citazione riportata. Un io che si ricerca con probità socratica, un io che fa della nascita di Dio secondo la carne un pretesto per… rincorrere se stesso, le proprie sicurezze, i propri affetti (forse per paura? Forse perché li ritiene instabili?).

Ma il movimento vero di questo evento storico, il dinamismo che lo rende fatto presente e non solo passato, è un altro. Quando una madre partorisce un figlio, l’attenzione sua e degli astanti e totalmente concentrata sul neonato: questa nuova esistenza ha la capacità di “distrarre” da se stessi. Ecco il movimento opposto al circolo autoreferenziale, quello che parte da sé per andare incontro alla novità.

Natale può essere ogni giorno, ogni istante, purché si abbiano occhi per guardare al di là di se stessi, uno sguardo capace di eternità, in grado di cogliere l’Assoluto che si fa storia, che comunica con la mia storia. Allora vedremo la sua stella apparire dove prima splendeva la nostra stella ed essa brillerà nella quotidianità, nei problemi e nelle gioie di tutti giorni. Degradato a mero pretesto questo fatto storico perde la sua possibilità di portare beatitudine; ma se capaci di novità, Natale sarà per noi ogni momento della nostra vita ed essa diverrà apertura e inizio della felicità che mai avrà fine.

“Vegliate, perché non sapete quando è il momento”:
veglia chi desidera, desidera chi ama, ama chi esce da sé verso l’Altro.

Buon Natale,
Augusto