Saziati per saziareXVII domenica del tempo ordinario
commento al vangelo di Mt 14,13-21 sul tema della moltiplicazione dei pani e pesci
il Vangelo di oggi si apre con un dettaglio umano bellissimo e doloroso. Gesù ha appena saputo della morte di Giovanni Battista; cerca il silenzio, il deserto, la solitudine per pregare e riordinare il cuore. Ma quando sbarca trova una folla immensa ad aspettarlo.
Cosa fa Gesù? Non si scompone, non manda via nessuno per difendere i suoi spazi. Vede la folla e sente compassione. Questo termine descrive un fremito nelle viscere: Gesù si commuove profondamente per la fragilità di quella gente. Vede volti, stanchezze, fame di vita e di senso.
Si fa sera. Il luogo è deserto. I discepoli, guidati dal buon senso e dal pragmatismo umano, propongono una soluzione pulita: «Congeda la folla perché vada a comprarsi da mangiare». In fondo dicono: “Ognuno pensi per sé, ognuno si arrangi con le proprie forze e con il proprio portafoglio”. Quante volte facciamo così anche noi? Ci limitiamo a registrare il problema e a delegarlo al sistema, al mercato, all’iniziativa dei singoli.
Ma Gesù scompagina questa logica e dice ai suoi: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Con queste parole Gesù ribalta la prospettiva e stabilisce il senso profondo della comunità cristiana. La Chiesa, noi, non siamo semplici spettatori della compassione di Dio; non siamo soltanto l’oggetto del suo amore, ma siamo chiamati a diventarne il soggetto, il braccio operativo.
I discepoli protestano: «Non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». È la tentazione del declinismo: “Cosa possiamo fare noi di fronte alle enormi necessità del mondo?”.
Eppure Gesù risponde: «Portatemeli qui». Non chiede quello che non abbiamo, chiede quello che siamo. Quei pochi pani e pesci sono il nostro tempo, una parola di conforto, la nostra pazienza, il servizio, un piccolo gesto di ascolto o di carità, la nostra preghieraqui. Consegnati nelle sue mani e benedetti, quei pochi beni perdono la logica del possesso ed entrano nella logica del dono.
Alla fine tutti mangiarono e furono saziati, e ne avanzarono perfino dodici ceste. Quando si condivide con fede, la carità non diminuisce: si moltiplica.
Di quale pane abbiamo bisogno oggi?
il Vangelo rivolge due domande trasparenti al nostro cuore:
- Da cosa vogliamo essere sfamati? Isaia, nella prima lettura, ce lo chiedeva: “Perché spendete denaro per ciò che non sazia?”. Qual è il pane di cui abbiamo fame oggi? Forse abbiamo fame di affetto, di riconoscimento, di pace in famiglia, di speranza per il futuro? Portiamo questa mattina a Gesù la nostra fame reale, perché solo Lui è il pane che sazia le profondità della vita.
- Quali sono i nostri pani e pesci oggi? Non diciamo “non tocca a me”. Offriamo quel poco che siamo. Gesù farà il resto, trasformando la nostra piccolezza in un banchetto di grazia per chi ci sta accanto.
Che l’Eucaristia che celebriamo ci sfami oggi, per farci diventare domani pane spezzato per gli altri.


