Il tesoro nascosto e la sapienza dell’ascoltoXVII domenica del tempo ordinario
Attraverso la preghiera del giovane Salomone e le parabole del Vangelo, siamo invitati a chiedere un «cuore che ascolta» per scendere in profondità nella quotidianità, riconoscere ciò che vale davvero e rischiare tutto per il Regno di Dio.
Nel Vangelo di Matteo (Mt 13,44-52) Gesù ci parla di tesori nascosti, di perle preziose e della capacità di saper scegliere ciò che vale davvero. Ma come si fa a riconoscere questo tesoro? Come si fa a non scambiare un’illusione per qualcosa di eterno?
La risposta ce la offre proprio la Prima Lettura con la figura del giovane re Salomone. Salomone si trova di fronte a una responsabilità enorme: è giovane, inesperto, spaventato. Dio gli dice: «Chiedimi ciò che vuoi». Avrebbe potuto chiedere successo, ricchezza, vittoria sui nemici o una lunga vita. Invece chiede una cosa sola: un cuore che ascolta (in ebraico lev shome’a (לֵ֤ב שֹׁמֵ֨עַ֙), tradotto nella nostra Bibbia con “cuore docile”). Salomone non chiede la sapienza come un titolo di studio, ma come una atteggiamento spirituale: la capacità di ascoltare Dio e il popolo per saper distinguere il bene dal male.
Riconoscere la perla: dalla superficie alla profondità
È proprio questo “cuore che ascolta” il filo rosso che collega la preghiera di Salomone al Vangelo di oggi. Senza un cuore che ascolta, non possiamo accorgerci del Regno di Dio.
Gesù ci racconta di un uomo che trova un tesoro in un campo e di un mercante che cerca perle preziose. Il Regno dei cieli non è qualcosa di appariscente o urlato; è nascosto sotto la superficie della nostra quotidianità. Per trovarlo bisogna scendere in profondità, andare oltre le apparenze, proprio come faceva il re saggio. Esso si trova nella terra: tra di noi, nelle relazioni, nelle persone, negli eventi, nei gesti.
La decisione e il rischio
Sia l’uomo del campo sia il mercante non si limitano a contemplare il tesoro: vanno, vendono tutti i loro averi e lo acquistano. C’è un’urgenza, una gioia, ma anche un rischio totale. Chi trova il Regno è disposto a lasciare indietro il superfluo pur di tenere ciò che conta.
Salomone ha rischiato rinunciando alle ricchezze e al potere umano per affidarsi alla sapienza di Dio. E noi? Quanto siamo disposti a rischiare per Gesù? Quanto è urgente e importante per noi andare in profondità nelle cose, non fermarsi alle apparenze, capire dove vedo Dio nel terreno della mia e nostra vita quotidiana?
Lo scriba e la vita: estrarre cose nuove e cose antiche
Alla fine del discorso in parabole, Gesù chiede ai discepoli: «Avete compreso tutte queste cose?». Alla loro risposta affermativa, aggiunge: «Ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Essere discepoli non significa dimenticare il passato, ma saperlo rileggere con occhi nuovi. La Parola di Dio, le Scritture, la tradizione della Chiesa sono la nostra “storia antica”, ma un cuore saggio e in ascolto è capace di renderle vive, attuali, luminose per l’oggi. Ma anche il nostro passato: rileggerlo e trasformarlo in tesoro e qualcosa di prezioso per l’oggi.
Chiediamo allora al Signore, in questa Eucaristia, il dono di un lev shome’a: un cuore che sa ascoltare in profondità, che sa riconoscere la presenza di Dio nella propria vita quotidiana e che ha il coraggio di scommettere tutto per l’unico vero tesoro


