Fidarsi e affidarsiV domenica del Tempo ordinario C

Commento alle letture domenicali sulla vocazione di Isaia (Is 62,1-8) e sulla chiamata dei discepoli sul lago di Tiberiade (Lc 5,1-11)


SERGIO ROTASPERTI


La scorsa domenica simbolicamente eravamo a Nazareth e abbiamo riflettuto sulla vocazione di Gesù nella sinagoga: abbiamo scoperto come fin dall’inizio della sua missione si intravede lo scontro, l’incomprensione e, in filigrana, la sua passione.

Anche oggi la liturgia della Parola ci propone il tema della vocazione: quella del profeta Isaia e quella di Simon Pietro e dei primi discepoli.

Nella scena di vocazione di Isaia, Dio appare come un re seduto su un trono, circondato dai suoi ministri, i serafini. Un Dio lontano, maestoso, irraggiungibile e tuttavia legato con un patto d’amore con il suo popolo Israele. Isaia si sente attonito e spaventato: (Ohime, io sono perduto). Ma viene purificato e poi alla fine si offre volontario per portare a termine una missione sconosciuta. Si tratta dunque di un’esperienza interiore di Isaia e della sua reinterpretazione della sua chiamata.

Nella scena sul lago di Galilea, anche Simon Pietro alla fine ha una reazione simile a quella di Isaia: “Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore”.  Vorrei mettere in evidenza tre aspetti di ogni vocazione:

  1. La vocazione è prima di tutto l’esperienza della presenza di Dio, che entra nella vita e che porta una novità inaspettata, davanti alla quale ti trovi senza parole e molto piccolo/a. Avverti che il totalmente altro e irraggiungibile entra nella tua vita, nella tua piccola storia per chiederti di collaborare con lui.
  2. La vocazione è un atto di totale fiducia: “Sulla tua parola” risponde Pietro a Gesù davanti a qualcosa di impossibile e deludente. Nonostante la sua esperienza, nonostante i suoi ragionamenti, alla fine decide di fidarsi e affidarsi a Gesù. E da questo affidamento nasce la chiamata a seguirlo.
  3. La vocazione è sempre per gli altri. Non è mai un cullarsi nelle mani e braccia di Dio. Dio ti spinge agli altri. Essa non è mai un fatto privato, ma si apre ad ogni prossimo che incontriamo.

Vocazioni per pochi? Per eletti? Assolutamente no. Noi tutti siamo battezzati e pertanto, tutti o come Isaia o come Pietro siamo stati toccati e abbracciati da Dio. Vi è stato un momento o più momenti in cui avete avvertito ciò che Isaia o Simon Pietro hanno sperimentato? Mi auguro di si o forse dovreste meglio pensarci.

Ognuno di noi è chiamato/a da Dio per una missione specifica: qual è la mia?

In questa Eucaristia facciamo memoria grata della vocazione che ciascuno di noi ha ricevuto, del momento in cui abbiamo avvertito in noi con gioia e stupore la presenza trascendente di Dio nella nostra esistenza. E rafforziamoci tutti nel diventare pescatori di uomini come Simon Pietro e i primi discepoli di Gesù.