Anche un solo bicchiere d’acqua fresca…

Commento al vangelo di Matteo 10,37-42


SERGIO ROTASPERTI

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 10,37-42)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».


Ciò che abbiamo ascoltato nel Vangelo è la parte finale del discorso missionario che Gesù rivolge ai suoi discepoli e, quindi anche a noi.

Annunciare il Vangelo, cioè la meravigliosa notizia della prossimità di Dio e portare Gesù alle persone non è un compito riservato ad alcuni di noi, ma tutti siamo ugualmente corresponsabili e protagonisti, anche se alcuni di noi sono totalmente impegnati nel servizio del Vangelo.

Il testo evangelico contiene due concetti essenziali: l’accettazione del sacrificio e il sentirsi inviato da Gesù stesso.

Prima di tutto, chi segue Gesù deve essere disposto a prevedere il rifiuto e i contrasti, a partire dal cerchio delle relazioni familiari. Di più. Il discepolo deve essere pronto a sacrificare la sua vita, nella consapevolezza che la vita non va persa, ma la si ritrova in Gesù nell’eternità. È un invito ad agire con uno sguardo sull’eternità.

Il vangelo di Matteo dipinge qui una situazione reale di contrasti e persecuzioni che la comunità cristiana primitiva attraversava e che Matteo vuole incoraggiare nel cammino di fedeltà. È un incoraggiamento ad ogni comunità cristiana e ad ogni persona a rimanere fedeli e forti nella fede anche quando il vento è contrario o si attraversa la burrasca.

Il secondo concetto riguarda la consapevolezza di sentirsi inviati da Gesù. Ogni discepolo – e quindi anche ciascuno di noi – ha una dignità che si appoggia su Cristo. Prestare ospitalità, aiuto, collaborazione, accoglienza perfino un bicchiere di acqua sono gesti di fede e significa dare ospitalità, aiuto, collaborazione, accoglienza a Gesù stesso.

Non so quanto siamo consapevoli di essere missionari, di portare Gesù là dove viviamo. Spero che sia sempre più forte questa percezione. Se anche incontriamo contrasti, difficoltà, non temiamo, perché nulla va perduto, nemmeno la vita persa e sacrificata per amore.

Ciascuno di noi qui compie molti piccoli gesti di aiuto e collaborazione e da una mano alla comunità italiana (coro, lettori, gruppo tecnico, preparazione feste, sostegno economico ai poveri). Sono tutti gesti come dare un bicchiere d’acqua. Ebbene tutti questi gesti sono gesti di fede e hanno una loro dignità, e con questi gesti noi diamo un bicchiere d’acqua a Gesù stesso.