Comunità Italiana Freiburg |

Bibbiablog

II domenica di quaresima - A

Attraversare l’oscurità

di SERGIO ROTASPERTI

(Mt 17,1-9) In quel tempo 1Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. 2E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. 3Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 4Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». 5Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». 6All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. 7Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». 8Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
9Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

L’enigmatico brano della trasfigurazione di Gesù segue il primo annuncio della passione (16,21-23) e le condizioni per seguire Gesù (16,24-28). Questo legame non è casuale e, perciò, dobbiamo interpretare il testo alla luce del drammatico epilogo di vita che Gesù si prepara ad affrontare. I discepoli – e Pietro in primis – reagiscono non solo non accettando questo discorso ma “rimproverando” Gesù (16,22), assicurandogli protezione e aiuto. Sapremo che non sarà cosi, perché tutti fuggiranno durante la sua passione e morte.

L’episodio della trasfigurazione è, dunque, una tappa cruciale nella vita di Gesù e dei discepoli.

Ma il testo è molto criptico e per certi versi incomprensibile. Gesù – si legge – “fu trasfigurato”, cioè non è il soggetto attivo dell’azione, ma si produce in lui un cambiamento, una trasformazione descritta in termini di “luce”. Come nel concreto avvenga la trasfigurazione, non si riesce a immaginare. Egli è trasformato in qualcosa di completamente diverso o è solo un paragone, una esperienza che si può descrivere paragonandola a una esperienza di luce? Il testo non lo spiega. Vi è poi un colloquio tra Gesù, Mosè ed Elia. Ma sul contenuto non sappiamo nulla e i tre discepoli invitati da Gesù a salire con lui sul monte sono stranamente esclusi da questo dialogo; Pietro propone di fare tre tende, ma non ottiene alcuna risposta; la nuvola che solitamente porta oscurità, in questo caso offre un indizio di comprensione attraverso una voce nascosta in essa.

Vi è qui una sorta di esperienza unica, incomunicabile e tuttavia aperta e possibile a tutti coloro che desiderano ascoltare il “Figlio amato”.

Leggere questo testo, significa in filigrana riandare a Esodo 24, sul monte Sinai dove dopo sei giorni (come in Mt 17,1) Mosè conversa con Dio e riceve la Torah. Il monte Sinai è coperto di nubi e Mosè è avvolto dalla gloria del Signore “come un fuoco divorante” (24,17). Mosè fa qui l’esperienza di essere illuminato, avvolto e accompagnato dalla presenza del Signore. Tant’è vero che questa luce splendida rifletterà anche in seguito sul suo volto (Es 34,29). Si tratta, dunque, di una profonda esperienza di Dio.

Ritornando al testo di Matteo, potremmo dire che la trasfigurazione in Gesù è una forte esperienza di luce, della presenza del Signore in un momento drammatico della sua esistenza. Gesù  sta attraversando un momento difficile di oscurità e incomprensione, di solitudine e amarezza. Qui sul monte avverte come Mosè di essere avvolto, accompagnato, amato e sostenuto da quel Dio che ha insegnato a chiamare amorevolmente Padre. Egli si ritroverà sempre più drammaticamente solo, le relazioni con la sua cerchia di amici e discepoli si frantumeranno, ma questa esperienza di luce interiore sarà una incrollabile forza nel suo cammino verso la morte. Affronterà il suo destino sorretto dalla forza luminosa dell’amore di Dio che non abbandona nessuno, continuando a tessere un legame di preghiera con lui fino all’ultimo respiro.

I tre discepoli non sono esclusi da questa esperienza. Essi stessi provano “bellezza”, cioè un esperienza toccante e al contempo inesprimibile. Ma non sanno andare oltre.

Se anche tu pensi ai tuoi momenti di oscurità e incomprensione e riconosci che vi è stata una luce, anche piccola, che ti ha sorretto, allora anche per te si è compiuta la trasfigurazione, l’esperienza intraducibile della presenza del Signore. Pensaci!