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III domenica di quaresima - A

Dammi da bere

di SERGIO ROTASPERTI

Gv 4,4-42) In quel tempo Gesù 5giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. 7Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». 8I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. 9Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. 10Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: «Dammi da bere!», tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». 11Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? 12Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». 13Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; 14ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». 15«Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». 16Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». 17Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: «Io non ho marito». 18Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». 19Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! 20I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». 21Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. 24Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». 25Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». 26Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
27In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». 28La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: 29«Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». 30Uscirono dalla città e andavano da lui. 31Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». 32Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». 33E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». 34Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35Voi non dite forse: «Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura»? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. 37In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. 38Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». 39Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». 40E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. 41Molti di più credettero per la sua parola 42e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Il vangelo di oggi è il lungo capitolo IV di Giovanni che ci racconto l’incontro di Gesù con una samaritana presso il pozzo di Sichem (Per leggere il testo clicca qui). Fiumi di parole e una quantità enorme di commenti sono stati scritti al fine di comprendere questo complesso capitolo, che ha come tema il dialogo tra Gesù e una sconosciuta samaritana al pozzo di Sicàr in Sichem (oggi vicino a Nablus in territorio palestinese).

Il testo si presta a varie livelli di interpretazione. Certamente non dobbiamo fermarci al senso letterale. L’autore del quarto vangelo, attraverso la cosiddetta tecnica del fraintendimento, ha inteso guidare il lettore a una lettura più profonda e simbolica di quanto sta raccontando. Il dialogo infatti si snoda su diversi fraintendimenti tra gli interlocutori: Gesù esprime un’affermazione e la donna ne capisce un’altra (ad esempio vv. 10-11).

Data la complessità del testo, vorrei solo mettere in luce alcuni aspetti del dialogo tra Gesù e la donna di Samaria.

Prima di tutto è importante segnalare il luogo. L’incontro e il dialogo avviene presso un pozzo che la tradizione biblica attribuisce a Giacobbe (Gen 33,18-19). Nella mondo mediorientale esso era uno dei luoghi fondamentali della vita quotidiana, poiché forniva un elemento essenziale di sussistenza: l’acqua. È presso un pozzo che diversi racconti biblici intrecciano storie d’amore: Abramo incontra Rebecca (Gen 24,11-22), Giacobbe conosce Rachele (Gen 29,1-12) e Mose la figlia di Reuèl (Es 2,15-20).  Potremmo pertanto affermare che Gesù incontra le persone, uomini e donne, nella loro vita quotidiana ed è negli eventi feriali della nostra vita che si intrecciano e costruiscono storie d’amore. Dio si fa incontro ad ogni persona e lo ama nei gesti quotidiani che egli compie.

La Samaritana e Gesù sono al pozzo per il medesimo motivo: hanno bisogno dell’acqua. Spesso si pone l’accento sulla sete della donna e ciò è corretto. Ma anche Gesù ha sete. Non dimentichiamo il passo parallelo di Giovanni 19,28 sulla croce: «Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: “ho sete”». Gli esegeti interpretano questa sete di Gesù sulla croce come la sete di amore. Nel culmine di donazione che Gesù sta offrendo con il suo martirio, egli ha bisogno dell’amore dell’altro/a. Anche qui presso Sichem, potremmo dire che Gesù ha bisogno non solo e non tanto dell’acqua del pozzo, ma della risposta di amore della Samaritana e, di riflesso, di ognuno di noi che in essa si riconosce.

Che cosa fa cambiare la donna e che cosa dona Gesù? Entrambi si mettono a nudo l’uno di fronte all’altro. Gesù riesce a cogliere il dramma di questa donna ferita nell’affettività e sessualità e si lascia coinvolgere, donandosi come l’acqua senza nulla in cambio: il suo tempo, l’ascolto gratuito, l’attenzione alla sua storia e ai suoi desideri più intimi, la pazienza davanti alle sue tolleranza, rigidità e chiusure: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me» (7,37). Dal canto suo, la samaritana non rimane chiusa oppressa nella sua situazione; è una donna concreta e pratica, ma si lascia toccare e svelare da quell’uomo sconosciuto, fidandosi e comprendendo passo do passo (dapprima come giudeo [9] poi me profeta [19], poi come Messia [25.29]) la forza di vita che come una cascata inonda il suo cuore. Le relazioni e, in particolare, le relazioni nella fede sono un processo che richiedono tempo, pazienza, tolleranza ma soprattutto cura dell’altro.

Il pozzo della nostra quotidianità ha tanti nomi: lavoro, routine, impegni familiari, cura di se stessi, rapporti con le persone vicine e lontane. Dio ci incontra là dove siamo. Ma ce ne siamo accorti? indaffarati e preoccupati del quotidiano, corriamo il rischio di non sentire più non solo il nostro ma anche il suo desiderio d’amore: «Δός μοι πεῖν – Dammi da bere».

Il vangelo e la pandemia coronavirus

Mi chiedo ancora: cosa ci dice questo vangelo rispetto alla pandemia che stiamo vivendo? Penso che il Signore sia acqua di vita eterna per tutti i morti; la preghiera che sale da varie parti del mondo dovrebbe essere la richiesta a Gesù che egli offra “l’acqua viva”dell’amore, della consolazione, della speranza a chi si trova colpito da questo virus. Leggendo molte richieste di preghiere e riflessioni cristiane sembra che siamo come la Samaritana nel momento in cui dice a Gesù «Signore,  dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua», cioè “Signore risolvimi il problema così ho un problema in meno, e non vengo più al pozzo”. Così anche noi chiediamo a Dio (e alla madonna..) interventi miracolistici per risolvere la pandemia.

Il vescovo di cremona Antonio Napolioni si trova ora in ospedale ricoverato per coronavirus. In una intervista a vaticannews dal suo letto di ospedale scrive così: «Prendiamo sul serio tutto quello che ci viene detto perché non ci sono dietrologie. C’è l’esperienza della nostra fragilità rispetto alla quale la prudenza non è mai troppa. Se la situazione ci costringe a fare un passo indietro rispetto all’attivismo, alla frenesia e al chiasso, questo ha una sua provvidenzialità. IL mio messaggio è quello di riscoprire la presenza del Signore, molto più potente, fedele e capillare delle forme a cui noi siamo abituati. Certamente la domenica dovrebbe veder riunite le comunità. Il pensiero corre alla Settimana santa, alla Pasqua. Al di là delle forme della tradizione, c’è il mistero reale e presente del Cristo incarnato. È quindi, chi si prende cura dei fratelli è Cristo che si prende cura di Cristo. Questo è il vero nome di tutto ciò che accade. E questo conferisce senso all’attesa, alla pazienza ed anche al dolore.»