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Agorà

Avvento, tempo di attesa

Capaci di stupore

di AUGUSTO FUMAGALLI

Plotino, erede di Platone, descrivendo l’origine dell’uomo, afferma che questi è luce che ha dimenticato di esserlo: per il filosofo infatti l’unica cosa esistente è la luce, quindi tutto viene da essa.

L’uomo ha dimenticato la sua origine poiché, dice Plotino, è composto non solo di un elemento spirituale (l’anima), ma anche di materia, il corpo, che è la causa della dimenticanza dell’origine: come può quindi l’uomo scoprirsi luce? Ricordarsi di cosa è fatto e da dove viene?

È necessario l’incontro con la bellezza, con il bello: esso è una traccia di luce dentro l’oscurità del mondo, sebbene non è opposto al mondo, ma si colloca in esso. La bellezza è una porzione di mondo che ancora brilla della propria luce originaria (diciamo belli degli oggetti, delle persone, dei panorami).

Lo stupore che colpisce e interpella

Questo incontro genera un colpo dentro di me, un colpo di vita che mi ricorda da dove vengo e di cosa son fatto; è ciò che chiamiamo stupore: è l’incontro con una bellezza che ti tocca in profondità, nel cuore, che ti lascia spiazzato e a bocca aperta. L’esempio più semplice è quello di una relazione amorosa: io incontro quella persona che mi colpisce per la sua bellezza, inizialmente quella esteriore ma poi è il turno della bellezza dell’anima e del cuore, mi lascia a bocca aperta; ma c’è di più: questo sguardo al bello mi interpella, mi chiede di fare un viaggio, mi inquieta! Prima di conoscere quella tal persona io stavo bene, la mia quotidianità scorreva tranquilla, ma ora ella mi ha scosso dalla routine, mi ha creato un movimento interiore, le famose farfalle nella pancia.

Ecco come il bello ci riporta alla nostra origine e ci ricorda che siamo fatti di luce: interpellandoci in un viaggio, liberando la nostra mente e il nostro cuore dalle sue sicurezze, portandoci a muovere i nostri passi verso qualcosa che ancora non conosciamo.  Proprio per questo l’incontro con il bello è qualcosa che mi inquieta, mi scardina dalle certezze che ho, mi sveglia dalla tranquillità in cui mi trovo. L’esperienza del bello quindi è esperienza di un rischio: ne vale la pena di lasciare la mia tranquillità per intraprendere un cammino con questa persona? Ha senso mettere in gioco la mia vita per rispondere alla provocazione che la bellezza di quella persona mi ha lanciato?

Dio, bellezza disarmante

Il mese che inizia ci prepara al Natale e la Chiesa ha chiamato questo tempo “Avvento”, cioè “attesa”. Quando noi attendiamo qualcosa, lo facciamo perché consideriamo bello l’oggetto della nostra attesa, perché desideriamo incontrare qualcosa di bello che ci stupisca e ci dia gioia. Il riferimento migliore, per questa nostra riflessione, sono i magi: essi hanno visto una stella, una luce speciale brillare nel cielo, un segno luminoso e bello, per seguire il quale hanno deciso di mettersi in cammino. Che cosa si aspettavano di trovare i magi? Πού εστιν ο τεχθεις βασιλεύς των Ιουδαιων – dov’è il Re dei Giudei che è nato? Si aspettavano di trovare un re, un uomo seduto sul trono, coronato d’oro; ma cosa troveranno al termine del loro cammino? Un Bambino, un essere inerme, impotente ed umile che in questa sua fragilità però scardina l’esistenza dei magi stessi: la visione di questo piccolo ed indifeso Bambino crea in loro stupore, perché distrugge le loro attese. La loro reazione? L’adorazione, che letteralmente significa “portare alla bocca”, e cosa portiamo alla bocca di solito? Aria, acqua e cibo: ciò che ci è essenziale per vivere.

Viaggiatori come i magi

Questo è ciò che opera il bello: crea un incontro, genera un attesa che richiede di intraprendere un viaggio, durante il quale è necessario spogliarsi delle zavorre che ci si porta addosso, dei nostri schemi fissi in cui vorremmo rinchiudere anche la conclusione del nostro viaggio: i magi han riconosciuto in quel Bambino il re atteso, solo perché hanno saputo rinunciare alle proprie fissazioni, solo perché si son lasciati stupire fino in fondo dal Bello.

Viaggio di rischio, ma viaggio di festa: solo se ti lasci stupire dal Bello e intraprendi il cammino, puoi giungere a ricordare donde vieni e finalmente brillare diventando Luce tu stesso.