Comunità Italiana Freiburg |

Psiche

Capaci di attesa

Il piacere dell’attesa

di SUSY CONTE*

Meglio un uovo oggi o una gallina domani? Oggi giorno la maggior parte di noi sceglierebbe l´uovo e questo perché ormai viviamo in una società “del tutto e subito”, una società in continuo cambiamento che ci porta ad essere più veloci e più reattivi.

Con le nuove tecnologie basta un clic alle innumerevoli App, che popolano i nostri cellulari, ed è tutto a portata di mano; basti pensare che solo 20 anni fa per raggiungere una città, ad esempio, si usavano mappe e cartine o spesso si fermava a chiedere indicazioni alle persone incontrate per strada.

Esiste ancora il tempo dell’attesa?

Oggi non siamo più in grado di vivere il tempo d´attesa come tempo di riflessione, di meditazione per scoprire noi stessi e gli altri. Non siamo più abituati a fermarci e cosi ogni attesa la viviamo con ansia e frustrazione (esempio le attese per una visita medica o per pagare un bollettino postale). Anche i bambini, proiettati fin da piccoli in un mondo super tecnologico, non sperimentano più momenti di noia, momenti costruttivi che possono dar vita alla fantasia e alla creatività. Anche i giovani, come gli adulti, vivono con frustrazione e insoddisfazione la noia e non riuscendo a colmare tale vuoto, cercano emozioni e situazioni sempre nuove, dove ne assaporano appena la superfice. Aspettare oggi, e ´inteso come tempo sprecato e non come arricchimento personale.

Attendere è distendersi

Attendere” deriva dal latino “ad tendere” che significa infatti “distendersi”, ovvero, in senso lato, “volgere ad un termine, aspirare”. Non inteso come rassegnazione ma come capacità di gestire le situazioni con lucidità, adottando un atteggiamento costruttivo.

Restare fermi ed inermi, aspettando che qualcosa di straordinario possa stravolgere improvvisamente la propria vita, non ha nulla a che fare con la vera essenza dell’attesa.

Attesa consapevole

Vivere l’attesa consapevolmente ci aiuta a sviluppare almeno quattro atteggiamenti:

1) gustare le bellezze interiori e le qualità di sentimenti ed emozioni delle persone che ci circondano;

2) Chiedere quali sono i nostri obiettivi, cosa desideriamo veramente e quali sacrifici siamo disposti a fare per raggiungerli. Con l’attesa siamo stimolati a riflettere e interrogarci.

3) Scoprir-si: l’attesa è mettersi in ascolto di se stessi. Con pazienza, tempo, amore per sé. Riconoscendoci capaci di trovare soluzioni alternative a ciò che, almeno temporaneamente, ci manca e a sviluppare certe competenze anche pratiche. A scoprire le proprie potenzialità e coltivare i propri talenti.

4) Imparare a desiderare. Senza l’attesa, il desiderio cessa di esistere e di conseguenza viene a spegnersi anche la passione. Desiderare significa essere spinti verso il nuovo, significa accogliere la vita ed andarle incontro.

Ricordiamoci anche che l’attesa è un tempo necessario, a volte fisiologico perché qualcosa accada. Pensiamo ad esempio all’attesa della gravidanza.

San Paolo in una lettera ai Romani avverte che la pazienza porta alla speranza (Rm 5,3). Ma serve accompagnarla all’umiltà e alla riflessione. Bisogna riflettere, dunque, per essere pazienti, prendersi il tempo necessario, ascoltare e comunicare. Il saper attendere amplifica il piacere: quando si ottiene qualcosa dopo averla aspettata a lungo, il senso di soddisfazione è maggiore e più duraturo e si riesce ad apprezzarne anche maggiormente il valore.

Ricordati, quindi di respirare e poi ascolta! Si possono scoprire cose incredibili mentre si è in coda o in pausa. Osserva con calma il mondo, le sue bellezze e le persone che ti circondano. Potrebbero anche arrivare intuizioni, nuove idee o soluzioni ai problemi se solo lasciassimo loro lo spazio di entrare.

Masud Khan, psicoanalista affermava “Attendere fa parte della natura dell’uomo. Da tempo immemorabile l’uomo attende qualcuno, o con devozione attende a qualcuno: una divinità, un dio, una persona amata.

*piscologa. Per saperne di più o contattare l’autrice scrivi a: susy.conte85@gmail.com