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XVI domenica del Tempo ordinario A

Convivere con il male

di SERGIO ROTASPERTI

(Mt 13,24-43) Continuiamo la lettura del Vangelo di Matteo del capitolo 13, 24-43. Oggi vengono raccontate due parabole: il seme buono che cresce insieme alla zizzania (erba infestante), il granello di senape che diventa grande, il lievito che fa fermentare la pasta.

Tutte e tre le parabole sono legate da un filo rosso: qualcosa di piccolo che produce qualcosa di sproporzionatamente inaspettato: il seme cresce nonostante le erbacce, il granello diventa un albero che ospita una quantità enorme di uccelli, il lievito che fa fermentare la pasta. Matteo ha in mente la comunità cristiana alla quale si rivolge: pur essendo piccola, produce frutti insperati ed enormi. Ma ciò vale alla nostra realtà di comunità qui a Freiburg e di noi cristiani in generale rispetto al nostro mondo. Siamo in minoranza, piccoli, irrilevanti per la società nostra che si basa spesso su canoni di profitto e produzione, ma se rimaniamo noi stessi produciamo frutti insperati e positivamente sproporzionati alle nostre forze e possibilità.

Mi soffermo sulla prima parabola (il seme buono che cresce insieme alla zizzania). Anche qui la spiegazione è data da Matteo stesso: il seminatore è il Figlio dell’uomo (Gesù), il campo è il mondo, il seme buono sono i figli del Regno (cristiani?) e la zizzania sono i figli del maligno. Si tratta, dunque, del rapporto tra visioni diverse, alternative, contrastanti di vivere nel mondo e in rapporto ad esso.

Per chi ascoltava la parabola la prima volta, la scelta dell’immagine era piena di stupore: quale nemico viene di notte per seminare una enorme quantità di erba infestante? Sarebbe stato più logico venire di notte di nascosto, tagliare il grano o bruciare il campo. La reazione dei servi è ragionevole: la prassi normale è strappare l’erbaccia. Ma il padrone non vuole. Erbaccia ed seme crescono insieme. Solo alla fine dei tempi – cioè della storia – ci sarà la giusta valutazione.

Dio fa convivere il male con i semi di beni. Pensiamo a questo periodo di pandemia. Noi abbiamo chiesto che Dio ci liberasse dalla pandemia. Ma non è stato cosi. Il male, la fragilità, le contraddizioni, la violenza cieca e brutale, l’odio, la sofferenza fisica o morale che sia, i semi di morte, spesso crescono con noi e attorno a noi. Chiedere a Dio di liberarci da tutto ciò è buono e giusto, ma non è nella logica del vangelo: Dio ci chiede di convivere con il male e ciò che infesta la nostra vita e la società. Convivere significa che dobbiamo fare il possibile, per quanto ci riguarda, ad arginare e combattere tutto ciò che può minacciare la nostra crescita, il nostro benessere, il bene che cresce silenziosamente; convivere significa non permettere che il male ci soffochi e questo avviene se rimaniamo radicati in Gesù e nella sua Parola, se ci lasciamo coltivare dal Signore, se ci affidiamo alla sua cura e benevolenza: “Non c’è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose. La tua forza infatti è il principio delle giustizia, e il fatto che sei padrone di tutti, ti rendi indulgente con tutti; con il tuo modo di agire hai insegnato che il giusto deve amare gli uomini, e hai dato ai tuoi figli la buona speranza che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento” (cf. Sap 12,13-16); convivere significa non rinunciare mai a essere se stessi, e allo stesso tempo crescere nella pazienza e tolleranza verso ciò che fatichiamo a  sopportare.

Che nome ha oggi la zizzania in me, nella mia famiglia tra i miei parenti? Sono convinto/a che Dio non mi fa mancare nulla, anzi si prende cura di me perché io cresca nonostante le erbacce infestanti?

Signore, tu sei luce che ci illumini con la tua parola
aiutaci a non scandalizzarci di fronte al male del mondo
ma a combatterlo come tu hai fatto;
aiutaci a capire che dobbiamo contare
più sull’impegno della nostra fede
che sulla repressione di coloro che non la pensano come noi,
per lo stile evangelico non è la repressione
ma lo sforzo di far convivere
il bene accanto al male
l’amore accanto all’odio
la vita insieme alla morte
nella certezza che l’amore vince l’odio
la vendetta è disarmata dal perdono
il bene è più forte di ogni male. Amen
(da Gaetano Pulvirenti)