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Bibbiablog

III domenica di Pasqua C

Costruire unità

di SERGIO ROTASPERTI

1 In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: 2si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. 3Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
4Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. 5Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». 6Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. 7Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. 8Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
9Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. 10Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». 11Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. 12Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. 13Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. 14Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.15Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». 16Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». 17Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. 18In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». 19Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi»

Questo lungo brano chiude il vangelo di Giovanni (Gv 21,1-19) ed è composto da due episodi: l’incontro del Risorto con i discepoli e il dialogo con Pietro. Per non dilugarmi eccessivamente mi soffermo solo sul primo episodio
Il primo episodio inizia con 7 degli 11 discepoli rimasti che ritornano in Galilea al loro lavoro iniziale, come se facessero un salto indietro di 3 anni per chiudere l’esperienza traumatica, triste e deludente con Gesù. Ritornano in Galilea per dimenticare e per ricominciare una nuova vita, quella di sempre. L’esperienza con Gesù è stata per loro una fallimentare esperienza di fiducia e speranza. Ora Gesù è morto e basta. Interessante notare come essi non riconoscono Gesù sebbene si presenti e parli con loro. Ciò ci dice che vi è un modo di vedere Gesù che non è legato alla vista e all’esperienza sensibile. Questo è un indizio per noi. Gesù lo si può riconoscere solo se si entra nella logica dell’unico discepolo che ha il coraggio di dire: “E’ il Signore”. L’evangelista annota un particolare: “Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!»” . è solo attraverso gli occhi dell’amore che possiamo riconsocere il Signore che viene sulla riva della nostra delusione, paura, tristezza. Ciò che è essenziale nella nostra vita è vivere d’amore, crescere in esso, dare amore: attraverso questo atteggiamento scopriremo nelle pieghe delle nostre e altrui fatiche e lo stesso Signore, il Risorto che perennemente ci aspetta sulla riva del nostro mare di dubbi per ristorarci.
Vi è un altro particolare che vorrei sottolineare: il compito del Risorto. E si, Gesù non appare alle persone per dimostrare di essere vivo e affidabile. Egli ricompone l’unità. Chiama pian piano ciascun dei suoi discepoli che si erano allontanati, dispersi e divisi e ridona fiducia e nuova linfa per ripartire nella costruzione di una comunità nuova. Il compito del Risorto è ricostituire la comunità, creare unità, ridare fiducia, speranza, dare futuro alle persone. Questo è il compito di ogni cristiano.
Costruttori di unita: interroghiamoci se con le parole, i gesti lo siamo veramente. Interroghiamoci se la nostra società civile, le politiche comunitarie, gli uomini di governo che ci rappresentano davvero lo fanno . Diversamente siamo solo una facciata che il tempo spazza via. O diventiamo comunità del Risorto o non avremo futuro.