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Bibbiablog

IV domenica di pasqua c

“Io do la vita eterna”

di SERGIO ROTASPERTI

In quel tempo, Gesù disse: «27Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. 28Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. 29Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. 30Io e il Padre siamo una cosa sola». (Gv 10,27-30)

Il testo che ci propone la liturgia questa domenica è molto breve ma denso. Esso si inserisce in un capitolo che parla della figura del Buon Pastore, nel contesto di due feste ebraiche: la festa delle capanne e Hannukah, cioè la festa delle dedicazione del tempio di Gerusalemme profonato da Antioco Epifane (167-164 a.C.).

Se nella prima parte del capitolo l’accento era sulla figura del buon pastore, qui ora l’accento è posto sulle pecore. Esse ascoltano la voce del Pastore e lo seguono . Due azioni che indicano il cammino di ogni credente. Ascoltare non è solo sentire, ma riconoscere la voce e la presenza di Gesù nella mia vita, in quella degli altri e nella società.

Seguire lui significa mettere in nostri passi nei suoi.  Seguire lui significa che io mi sento curato, portato e amato da lui. Seguire lui significa anche riconoscere che Gesù sta davanti a noi, conosce il nostro personale cammino, ci guida verso la sicurezza e si da da fare perchè ognuno di noi abbia nutrimento e ciò che serve per la vita: non siamo numeri, ma persone uniche con cui egli stringe un rapporto intimo di amore.

Ma chi è il buon pastore? Perchè siamo invitati ad ascoltare e seguire lui? Il testo ce lo annuncia:  Gesù buon pastore dona la vita, la vita che non ha fine, la vita eterna, una vita che non termina con la morte; egli non permette la perdizione di nessuno; si cura di ciascuno oggi e per l’eternità. E soprattutto conduce ciascuno di noi a entrare nel mistero insondabile di intimo amore che sussiste tra lui e il Padre. Egli ci porta nel cuore stesso della relazione d’amore tra lui e Dio Padre. Questo, in fondo, è il Paradiso.

Certo, questo può essere un bel quadro ideale. La realtà quotidiana ci può fa sentire pecore abbandonate, sole, smarrite, in balia degli eventi. In alcuni momenti oscuri della vita, vi possono essere voci più forti che indeboliscono o impediscono di ascoltare e riconoscere il timbro della voce di Gesù. A volte ci può sembrare che Gesù non si interessi di noi, di dove siamo, della nostra situazione personale, del nostro benessere e sia interessato a tutt’altro che a me stesso, che a noi stessi. Il nostro cuore può essere così pesante che ci è difficile credere che in dono vi è una vita senza fine e l’entrare nel mistero di amore che esiste tra Dio Padre e suo Figlio Gesù.

La forza di questa Parola ci vuole persuadere a non perderci d’animo. Mettere in nostri passi nei suoi significa ancora una volta gettare le reti della nostra piccola fiducia nell’oceano del suo immeno amore.