“Credo, Signore! E si prostrò dinanzi a lui”IV domenica quaresima A
commento a 1 Sam 16,1-13 e Gv 9,1-41
La prima lettura dal libro di Samuele ci racconta la scelta di Davide da parte di Dio come futuro re d’Israele. Ciò che vorrei sottolineare è il criterio che usa Dio: “non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore”.
Questo racconto segna l’inizio della carriera di Davide, la cui storia sarà comunque brillante e allo stesso tempo ambigua perchè segnata dalla violenza e da scelte motivate dalla sola ragion di stato. Tuttavia ciò che qui è importante evidenziare è che Dio conosce la profondità del nostro cuore e fa leva, valorizza, fa sbocciare ciò che il nostro cuore desidera

El Greco, guarigione del cieco nato
Parallelo a Davide, abbiamo ascoltato il lungo racconto della guarigione del cieco nato. Siamo naturalmente in un altra epoca e in un altro contesto storico. Ma potremmo anche qui dire che Gesù conosce il cuore del cieco, che non conta nulla ma per Gesù è un prossimo da aiutare.
Avete notato come vi è un gioco tra luce e tenebre. Gesù è la luce che illumina l’oscurità e non è detto che ci vede, necessariamente è nella luce. Questo brano fin dall’antichità veniva letto prima della Pasqua per i catecumeni, che con il battesimo passano dalle tenebre alla luce, che è Gesù.
Vi sono qui molti personaggi e ciascuno a loro modo ha una fede o non fede. Anche noi siamo chiamati a interrogarci sulla nostra fede in Gesù e con sincerità chiederci da che parte stiamo o a che punto siamo del nostro cammino di fede.
Da una parte vi è la folla. La gente si fa tante domande, ma non si interroga seriamente sulla fede, non si lascia interpellare dai segni di Dio. Rimane alla superficie, attratti dalla curiosità.
Vi è un secondo gruppo formato dai farisei, persone religiose. Anche costoro si interrogano, ma non credono né alle parole e alla testimonianza del cieco né a Gesù. Interrogano gli altri, ma non se stessi. Sono presuntuosi e non ascoltano la voce degli eventi, la novità di Dio nella storia degli uomini e delle donne del loro tempo.
Vi sono anche i genitori del cieco. Essi credono ma per paura non testimoniano. Hanno buoni sentimenti ma hanno paura del coraggio della fede, quando questa viene interpellata.
Infine il cieco nato. È molto attivo e reattivo. Lui interroga, risponde, entra di discussione, testimonia e soprattutto crede fortemente in Gesù e lo adora: “Credo, Signore! E si prostrò dinanzi a lui”
Tuttii questi personaggi e gruppi simbolicamente rappresentavano le varie tensioni dentro la primitiva comunità cristiana. Ma anche noi oggi, la nostra comunità è così. Non dobbiamo nasconderci dietro un dito…
E io da che parte sto? Gesù è la mia luce veramente? Dio mi conosce nel profondo del cuore come ha conosciuto Davide, il cieco nato, ma anche tutti personaggi del vangelo.
La gioia è sapere di essere conosciuti da Dio, senza essere giudicati, ma profondamente amati. Tuttavia a noi è chiesto un cammino di fede, dove riconosciamo la nostra oscurità e arriviamo a dire con forza e coraggio: “Credo, Signore!” . Mi fido di te, perchè tu ti fidi sempre di me, sei il mio pastore e ti prendi cura di me. Da sempre.


