Cristo, il Buon Pastore
Commento alle letture della quarta domenica di pasqua
Il libro dell’Apocalisse, spesso frainteso, non è un testo per impaurirci con visioni di flagelli e devastazioni future. No, è invece una grande narrazione: la storia del governo provvidenziale di Dio su tutti gli eventi umani. È un libro che vuole infondere coraggio, invitarci a vivere sotto lo sguardo di Dio le tensioni, gli eventi positivi e negativi, le tragedie e i contrasti che sperimentiamo quotidianamente nel mondo.
Pensiamo al brano di oggi della seconda lettura: si parla di una moltitudine immensa, incalcolabile, schierata davanti a Dio. Sono vestiti di bianco, simbolo della trascendenza, e con la palma della vittoria. Ma chi sono costoro? Essi sono “quelli che vengono dalla grande tribolazione”. In altre parole, coloro che hanno sofferto e pianto, che hanno gridato e lottato, che hanno cercato il volto di Dio anche nel “Getsemani” nell’oscurità della loro vita.
È la storia di tanti uomini e donne, proprio come ci racconta la prima lettura con l’esempio di Paolo e Barnaba. Essi furono costretti a fuggire dalla città dove si trovavano a causa di gelosia e odio. Ebbene, non si lasciarno deprimono, non si lasciano sconfiggere! Lasciata la città, andarono altrove, ripartirono con rinnovato slancio e continuano ad annunciare il Vangelo.
Per costoro, Dio offre un rifugio, un riparo sicuro sotto la sua tenda. Si fa ospite e pastore, li guida a sorgenti di acqua viva dove finalmente possono dissetarsi. E ogni lacrima sarà asciugata. Sì, Dio si prende cura di queste persone che hanno sofferto. “Non avranno più fame né avranno più sete, non li colpirà il sole né arsura alcuna, perché l’Agnello che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita.”
Il Vangelo di oggi, breve ma intenso, ci svela l’identità di questo pastore: è Gesù stesso. Lui conosce le sue pecore, e per loro dà la vita. Attenzione: non si tratta di una conoscenza superficiale, intellettuale. È una conoscenza intima, personale, profonda, autentica. Gesù desidera una relazione vera con ciascuno di noi, una relazione fatta di premura e di amore infinito.
E non è tutto! Non solo vi è relazione, ma Gesù offre la vita. È un Dio “per l’altro”, un Dio che si dona. Ci regala il suo amore, si impegna seriamente con noi, si lega a noi fino al punto di morire, fino al dono totale di Se stesso. La Pasqua che abbiamo appena celebrato e che continuiamo a vivere, è proprio la memoria di questo: di un Dio che si è legato a noi per amore, perché noi potessimo entrare in comunione con lui, Padre, Figlio e Spirito Santo.
Cari amici, queste letture di oggi ci invitano a una scelta fondamentale: a lasciar entrare Dio nella nostra vita, nelle nostre situazioni, nei nostri eventi, anche i più semplici. Ci invitano a renderlo intimo a noi stessi, perché lui chiede solo questo: di essere parte della nostra esistenza.
E ci stimolano anche, in modo forte e chiaro, a vivere ogni situazione avversa, difficile, sofferta – e quante ne incontriamo! – a viverla sotto lo sguardo di Dio. Con la certezza profonda che Lui, come un pastore, ci riparerà sotto la sua tenda, ci farà ombra quando il sole brucia, ci disseterà quando moriamo di sete e asciugherà, una ad una, ogni nostra lacrima. Affidiamoci a Lui ed è questo che chiediamo soprattutto in questa eucaristia.


