Dio abita la nostra storia
riflessioni ad inizio anno
Nella seconda domenica di Natale, la Parola di Dio ci offre una sintesi meravigliosa di tutto ciò che stiamo celebrando in questo tempo di Natale. Tra la prima lettura e il Vangelo di Giovanni esiste un legame profondo: è la storia di una prossimità.
- La Sapienza cerca casa
Nella prima lettura, abbiamo sentito la Sapienza di Dio che cerca un luogo dove posarsi. Non vuole restare isolata nell’alto dei cieli; cerca un popolo, una città, una radice. Dio le dice: “Fissa la tenda in Giacobbe”.
È il preludio di quello che Giovanni grida con forza nel Vangelo: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” La traduzione letterale dal greco è molto più forte: “ha posto la sua tenda in mezzo a noi”. Quel Dio che sembrava lontano, ora abita la porta accanto. La “tenda” non è un edificio rigido di pietra, ma una dimora leggera, pronta a muoversi con noi, a condividere i nostri passi e le nostre fatiche.
- Una tenda nelle tempeste del mondo
Ma perché Dio sceglie proprio la “tenda”? Perché la tenda è esposta al vento e alle intemperie. Dio non si è incarnato in un mondo perfetto, ma in questa nostra terra spesso ferita.
Lo vediamo nei segni di fragilità che segnano questo inizio d’anno. Pensiamo a chi soffre per lo sconvolgimento del clima, tra siccità e alluvioni, e a chi è costretto ad abbandonare la propria casa. Dio ha piantato la sua tenda anche lì, nel fango e nel deserto.
Lo vediamo anche nelle ombre che hanno accompagnato questo ultimo Capodanno. Le cronache ci hanno parlato di incidenti tragici, come quello avvenuto in Svizzera, e di episodi di violenza che tolgono serenità alle feste. Se Dio ha posto la sua tenda in mezzo a noi, significa che Egli non è indifferente a questo dolore. È vicino ai feriti, a chi piange, e a chi – come le forze dell’ordine e i soccorritori – si mette al servizio della vita rischiando la propria.
- La nostra missione: essere “Luce” e “Tenda”
Il Vangelo ci ricorda che la luce splende nelle tenebre, ma spetta a noi accoglierla. Questa domenica ci chiama a una triplice responsabilità:
- Alle famiglie: La vostra casa è la “tenda” di Dio. Sia un luogo di dialogo e comprensione, dove la fede ricarica le forze per affrontare ogni giorno.
- Ai giovani: Siete chiamati a testimoniare Cristo con coraggio, anche quando significa andare controcorrente nello studio e nel lavoro, portando la Sapienza di Dio tra i vostri coetanei.
- A tutti noi: La nostra vita non è frutto del Siamo qui per realizzare un progetto. Accogliere il Verbo che si fa carne significa riconoscere che ogni persona che incontriamo è un pezzo di quella tenda divina che dobbiamo custodire.
Che questo tempoci ricarichi di fede e speranza. Dio ha piantato la sua tenda non solo nel nostro cortile ma nel nostro stesso cuore e cammina al nostro fianco, ogni giorno dell’anno.


