Comunità Italiana Freiburg |

Bibbiablog

La Bibbia della domenica

Dio ti consola

di SERGIO ROTASPERTI

Ogni mercoledì sera di avvento ci troviamo online per leggere e confrontarci sulle letture della domenica. Vi è un’immagine che ha colpito le  numerose persone che si sono collegate: il deserto. È una metafora che ricorre sia nella prima lettura che nel Vangelo.

Il deserto evoca una situazione di precarietà  e fragilità, di limite delle forze umane. Se ci pensiamo, ciascuno di noi fa o ha fatto esperienza di deserto naturalmente più interiore e può avere tanti nomi: paura, debole speranza nel futuro, malattia, solitudine, vuoto.

La parola di Dio in questa domenica di avvento risuona proprio in un deserto.

La prima lettura si apre con un formidabile imperativo per bocca del profeta Isaia: «Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio -. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati».

Dio ti consola, parla al tuo cuore, la tua sofferenza è finita. Che significa? La consolazione è un atteggiamento più emotivo che razionale e nel linguaggio biblico consolare e parlare al cuore (lett. Sul cuore) si riferisce a due partner, nei quali uno appoggia se stesso sul cuore/petto dell’altro che si trova in stato di angustia, pericolo o colpa allo scopo di mostrare vicinanza e ridare fiducia. Israele ha molto sofferto, e Dio come partner lo abbraccia e si appoggia sul suo cuore: non servono spesso parole, sono i gesti anche silenziosi e discreti che ti aiutano nel tuo deserto. Può essere che Dio non ti parla, ma compie per te gesti silenziosi e discreti di prossimità.

Dunque l’invito di questa domenica è avere maggiore consapevolezza di vivere un rapporto più intimo con il Signore, permettergli di entrare nelle nostre vite e cuore, perché Dio ci aiuta nel profondo. Facciamo spazio a lui. Un invito a lasciarci abbracciare dalla tenerezza di Dio. Un invito a scoprire i gesti impercettibili della sua vicinanza e tenerezza.

Dio non ti toglie il deserto, ti aiuta ad attraversarlo. Spiana il cammino, abbassa le montagne, apre sentieri e strade. Israele lo sa, perché ha avuto esperienza nell’Esodo. Gesù lo sa, perché Dio Padre non gli ha tolto la croce, l’ha portata con lui.

Il Vangelo ci invita ad ascoltare una voce che proviene dal deserto. Giovanni Battista, precursore nella gioia, precursore nel dolore. Solo una voce, e niente di più, niente di meno. Una voce che indica la luce, la meta. In una sola parola: Gesù.

Il deserto oggi ha molti nomi e molte sfaccettature. Se lo stai vivendo, sappi che Dio ti consola e ti apre cammini. A te il compito di lasciarti abbracciare e permettere che lui si appoggi sul tuo cuore.

Nel deserto del mondo, la nostra eucaristia è un gesto di tenerezza e di consolazione che apre alla speranza, anche se ci sembra impossibile.

Se invece ci sentiamo una voce, come Giovanni Battista, allora che questa voce sia solo per guarire, per dire bene (benedire), per consolare.

Proviamo a vivere queste Scritture nella settimana che iniziamo oggi.