Comunità Italiana Freiburg |

La Bibbia della domenica

Natale del Signore C

E Dio si fece fragile…

di SERGIO ROTASPERTI


Ci saremmo aspettati oggi di ascoltare dal Vangelo il racconto della nascita di Gesù, che è stata letta ieri sera. Invece no. Abbiamo ascoltato il Prologo di Giovanni, un testo molto difficile da comprendere e che mette al centro la Parola, il Verbo.

Perché? Perché oggi siamo invitati ad scendere in profondità nell’evento della nascita di Gesù. Edith Stein, filosofa ebrea poi divenuta carmelitana e morta nei campi di concentramento cosi scriveva: “Ho sempre pensato – e forse è un’azzardo – che il mistero dell’incarnazione sia più grande di quello della risurrezione. Perché un Dio che si fa bambino…e poi ragazzo…e poi uomo, quando muore non può che risorgere”.

Il Prologo di Giovanni esprime la disponibilità di Dio, a fare un cammino verso il Mondo, attraverso un andamento discendente e poi ascendente. Cerchiamo di comprendere meglio.

V è un Verbo, la Parola che abita presso Dio, all’origine di tutto, che possiede luce. Una parola che crea: In principio era il Verbo e il verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”

Ebbene questa parola “si fa carne e venne ad abitare in mezzo a noi” . Questa parola che è luce e creazione diventa fragile, debole, impotente. Perché? Perché Dio con il suo eccomi si da da da fare “con il suo braccio potente”, si rimbocca le mani, per portare gioia, consolazione, guarigione e salvezza (Is 52,7-10).

Ma questo movimento non si ferma qui, perché poi risale. Il cammino del Verbo ritorna verso il seno del Padre: “Dio nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è da Dio ed è nel senso del Padre, è lui che lo ha rivelato”. Questo per dire che Dio si fa uomo per amore, non solo per stare accanto a noi, ma per portarci dentro il cuore di Dio, presso di lui per l’eternità, la dove sono tanti nostri fratelli e sorelle.

Qual è la bella notizia del Natale? Natale è tutti i giorni, perché l’Emmanuel, il Dio con noi, permanentemente abita in mezzo a noi, comprende ogni nostra fragilità, fascia ogni nostra ferita, conosce il valore della gioia e la durezza delle lacrime, perché lui è stato fragile, ha riso, ha pianto, ha provato amore, delusione, tradimento. È un Dio solidale con ciascuno di noi e la nostra storia personale. Chi mi può comprendere veramente? Lui.

Può essere che viviamo anche noi un cammino di discesa, nel senso che ci sentiamo sempre più fragili, impotenti, soli o incompresi, che abbiamo ferite aperte che non si chiudono, che non viviamo il Natale come ci aspetteremmo e desideriamo. Può essere che ci sentiamo come le “rovine di Gerusalemme” di cui parla Isaia nella prima lettura

Ma Dio ci fa questo annuncio: “Prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme, perché il Signore ha consolato il suo popolo…ha snudato il suo santo braccio” (Is 52,9-10).

Il Signore ti ristora, ti incontra, non si allontana da te, si è fatto uomo per te, perché tu capissi meglio chi è lui e il suo amore sconfinato per te. Specialmente se sei fragile e povero.