Il primo segno di GesùII domenica del Tempo Ordinario C
Commento alle nozze di Cana: vangelo di Giovanni (2,1-12)
La scorsa domenica abbiamo terminato il tempo di Natale con la festa del battesimo di Gesù. Questo evento segnava l’inizio della vita pubblica di Gesù.
Ciò che abbiamo ascoltato oggi dal Vangelo di Giovanni è pure un inizio: l’inizio dei segni di Gesù, l’inizio della sua presenza come Messia, terapeuta, e Maestro. L’evento di Cana non è un miracolo. Se leggiamo questo testo come un miracolo (cambiamento di acqua in vino), sbagliamo completamente la comprensione del testo. Esso è un segno, il primo segno di Gesù, e ciò sta a significare un evento che permanentemente si ripete ed è possibile rivivere e riconoscere ancora oggi.
Siamo in un giorno di Nozze. Dov’è lo sposo? Dove è la Sposa? Non sono menzionati, perché lo Sposo è Gesù stesso che con la sua presenza porta la gioia (rapppresentata dal vino). Il vino è abbondante (oltre 700 litri) come abbondante è la gioia, il futuro, la speranza che Gesù ha inteso annunciare e portare agli uomini e donne del suo e nostro tempo.
Vi è la madre di Gesù, mai chiamata con il suo nome, ma sempre e in relazione a Gesù (anche sotto la croce). È lei che intuisce e porta la situazione di limite a Gesù. Questa donna rappresenta la Chiesa, noi come comunità di credenti, chiamati a portare a Dio ogni situazione di limite, di mancanza di gioia, speranza, futuro, festa.
Anche la prima lettura pone al centro Dio come Sposo. Lui che sembrava silenzioso, lontano e muti, invece è presente “non tacerò” e gioisce per ognuno di noi.
Molti di voi capirete meglio di me che significa la gioia che porta Dio sposa, se pensate alle emozioni del giorno del vostro matrimonio. Un giorno meraviglioso e solenne ci si dona per sempre l’un l’altro e si prova una gioia indescrivibile.
Diversi di noi, invece, abbiamo un’esperienza diversa. Tutti abbiamo esperienza di amare ed essere amati. In alcuni momenti abbiamo percepito la bellezza e gioia dell’amore di Dio.
Ebbene queste letture ci vogliono annunciare e ribadire che Dio è amore; che la sua presenza è come quello di uno sposo; che gioisce per ciascuno di noi; che porta il vino della speranza là dove ci sentiamo deboli, fragili, insicuri.
Questo fa Dio permanentemente e quotidianamente con noi. Questo viene ripetuto ogni domenica, nel dono della Parola e nel dono del corpo e sangue di Gesù.
Santa Maria, donna del vino nuovo,
quante volte sperimentiamo pure noi che il banchetto della vita languisce
e la felicità si spegne sul volto dei commensali!
È il vino della festa che vien meno.
Non abbiamo più vino.
Muoviti, allora, a compassione di noi, e ridonaci il gusto delle cose.
(Mons. Tonino Bello)


