Comunità Italiana Freiburg |

Bibbiablog

la Bibbia della domenica

Il dolore che grida a Dio

di SERGIO ROTASPERTI

Le letture di oggi presentano lo scandalo della sofferenza e del dolore, il grido di chi non ne può più e cerca comunque la vita

Nel brano della prima lettura ci viene presentato Giobbe. Egli punta il dito contro Dio per sua sofferenza, si rivolge a lui maledicendo con un grido disperato maledicendo il giorno della sua nascita e Dio stesso. Vi sono tre metafore che indicano la sua situazione: la vita è come quella di un uomo sottoposto a dura disciplina lavora lavora e poi rimane precario lottando per la sopravvivenza (L’uomo non compie forse un duro servizio sulla terra e i suoi giorni non sono quelli di un mercenario?); come lo schiavo alla merce di tutti e come e la spola di un tessitore: la vita corre veloce, senza inconsistenza.

Giobbe rappresenta l’uomo a cui inspiegabilmente gli è tolto tutto, e pezzi di vita e relazioni a poco a poco si staccano da lui, senza spiegazione. Gli amici vengono a consolarlo, perfino la moglie lo rimprovera, ma non serve a nulla a dare una voce al suo grido. Giobbe uomo dei dolori, a cui nessuno riesce a dare spiegazione. Il testo si conclude con un appello e un grido allo stesso tempo. “Ricordati”.

La risposta ci viene data dal vangelo. Dio non si dimentica: la sua risposta è Gesù. Egli non fa disquisizioni filosofiche e teologiche sulla sofferenza e sullo scandalo del dolore, soprattutto quando esso è innocente.

Continuando la lettura del Vangelo di Marco, abbiamo ascoltato una parte della cosiddetta giornata tipica di Gesù. Gesù si mette accanto alle persone concrete, le visita e le guarisce con la forza della sua parola. Compie gesti semplici come con la suocera di Pietro e riabilita le persone restituendo dignità e integrità. Gesù restituisce alla donna anziana la guarigione fisica e lei si mette al servizio. Questo per Marco è molto di più di una guarigione fisica: il servizio è il segno eloquente del passaggio dalla schiavitù alla malattia a servizio degli altri. Gesù restituisce alla donna anziana la vita. Dio si fa vicino a tutti e vediamo Gesù alle porte della città (Tutta la città era riunita davanti alla porta).

Ma Gesù prega: è nel dialogo silenzioso con Dio che Gesù trova la fonte, forza, le parole, i gesti per capire la sua identità, affrontare le sue sofferenze personali, essere forza, luce e medico per gli altri.

La malattia, la sofferenza, la morte sono un mistero insondabile, davanti ai quali spesso le parole consolatorie poco servono. Dio non si tira indietro, si mette accanto all’uomo anche quando sembra – come in Giobbe – che sia sordo e si disinteressi di noi, seppure gli gridiamo. Il Vangelo di Gesù è un seme di speranza dentro di noi, che non fa mai perdere la vita. Gesù ci ha dimostrato che la tortura, la passione, la morte che lui stesso ha subito non sono l’ultima parola, ma la domenica di Pasqua, che celebriamo ogni domenica. Ogni domenica celebriamo la vita e chiediamo per noi stessi e per tutti di non spegnerla anche quando tutto ci schiaccia e ci sembra impossibile.