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Bibbiablog

la Bibbia della domenica

Taci, esci da Lui!

di SERGIO ROTASPERTI

Il vangelo di Marco, dopo la chiamata dei discepoli racconta gli inizi del ministero pubblico di Gesù. Gli esordi della sua missione sono davvero potenti e spettacolari.
La nostra attenzione generalmente si concentra sulla scena dell’uomo posseduto dallo spirito impuro e dalla forte ingiunzione di Gesù di tacere. In realtà, questo episodio a Cafarnao è inserito in una cornice narrativa ben precisa. Marco ci informa che Gesù a Cafarnao nella sinagoga insegnava e “insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi”. Dopo l’episodio dell’uomo posseduto la gente è colta da timore come davanti a qualcosa che viene da Dio: “Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità”
Vi è una espressione che è ripetuta due volte: Gesù insegnava con autorità (vollmacht in tedesco, exousia in greco), pieno potere. E i discepoli amano seguire questo Gesù potente.

Già, si parla di potere. Un potere che guarisce. Un potere che si impone sulle forze del male. Un potere che lungo il racconto sarà sempre più drammaticamente frainteso dai suoi discepoli. Un potere che diventerà nudo. Un potere che sarà impotente sulla croce. Un potere che ci dirà che Dio è impotente e ci salva con la sua impotenza.
Ma gli inizi sono diversi. Perché Gesù insegnava come uno che ha autorità? Che significa? Semplicemente potremmo dire che se tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, in Gesù vi era una perfetta coerenza tra la sua parola, cioè il suo modo di intendere Dio e la vita pratica. Autorità significa che la sua parola era ed è efficace: parla di guarigione e questo avviene, parla di liberazione (Taci! Esci!) e ciò avviene. Parla con severa autorità (Taci) perché sa far tacere ciò che è una manipolazione della comunicazione (Io so chi tu sei: il santo di Dio. Questa espressione era vera, ma detta con l’intenzione di distruggere il cammino umile di Gesù.
In questo senso Gesù è il profeta che la prima lettura tratteggia: Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò” (Deut 18,18)

E oggi? Sembra che oggi sia sparita questa parola detta con autorità. Noi parliamo. Tutti parlano. Ma spesso ci si ritrova più storditi che capiti.
Sigmund Freud scrive: Le parole erano originariamente incantesimi, e la parola ha conservato ancora oggi molto del suo antico potere magico. Con le parole un uomo può rendere felice un altro o spingerlo alla disperazione, con le parole l’insegnante trasmette il suo sapere agli studenti, con le parole l’oratore trascina l’uditorio con sé e ne determina i giudizi e le decisioni. Le parole suscitano affetti e sono il mezzo generale con cui gli uomini si influenzano reciprocamente.”

Noi qui ascoltiamo una parola che scalda il nostro cuore. E preghiamo gli uni gli altri, che questa Parola guarisca le nostre ferite, fasci i cuori affranti e delusi, ci aiuti a cerca la giustizia e la verità, ci renda profeti come Gesù. Ma non solo questo.

Noi riceviamo da Gesù ogni domenica un miracolo: la sua stessa autorità, la sua stessa capacità di insegnare con la vita e la coerenza delle nostre azioni. Io penso che forse dovremmo aprire gli occhi su noi stessi: chissà quante volte senza siamo stati credibili, affidabili, abbiamo usato parole che hanno fatto bene, hanno dato coraggio vita, sono state speranza e luce, o parole che non hanno nascosto la verità. Se cosi è, allora questa pagina del vangelo si ripete ancora oggi ed esistono ancora parole dette con autorità.