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IV domenica del Tempo ordinario C

Il rifiuto dei profeti

di SERGIO ROTASPERTI

Nella sinagoga di Nazareth è famoso l’episodio del rifiuto di Gesù da parte dei suoi concittadini. Leggiamo nel vangelo di Luca: “All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino” (Lc 4).

Questo episodio esprime due significati: già all’inizio della sua missione, Luca fa intravedere al lettore che fine farà Gesù e e, cioè, il suo cammino sarà contrassegnato dal rifiuto e dall’opposizione. Già qui intravediamo allusioni e parole che sono presenti nella passione e sulla croce. Il secondo aspetto è l’apertura di Gesù. Con il rifiuto dei suoi connazionali, Luca ci vuole implicitamente dire che la missione di Gesù non si esaurisce al popolo d’Israele ma si allarga ai lontani.

Interessante notare la fine di questo episodio: Gesù si mette in cammino. Non scappa. Naturalmente questa è un’annotazione teologica, non tanto descrittiva di una situazione. In altri termini, Luca ci vuole dire che la parola cammina, non si ferma al rifiuto e nemmeno alla croce. Gesù cammina oltre la morte, nel tempo, cammina con noi che siamo “quelli sulla via” (così venivano chiamati i cristiani nel primo secolo).

Da che parte stiamo noi? favoriamo il cammino di Gesù e della sua parola? O nelle nostre relazioni vi è più l’atteggiamento dei nazaretani, pronti al giudizio, al pregiudizio? I Nazaretani sapevano tutto di Gesù (non è il figlio di Giuseppe?) e tuttavia chiusi all’inedito.

Papa Francesco così commenta: “Essere cristiano ed essere missionario è la stessa cosa. Annunciare il Vangelo, con la parola e, prima ancora, con la vita, è la finalità principale della comunità cristiana e di ogni suo membro. (Angelus, 24 gennaio 2016)