Comunità Italiana Freiburg |

Psiche

Il film di Guida Chiesa

Io sono con te. L’ educazione come Dio comanda

di ANTONELLA RITACCO*

Esiste un modello di educazione che permette ai bambini di esprimere il meglio di sé? Come è possibile per l’essere umano crescere e svilupparsi secondo natura, ovvero così come sono stati creati? Attraverso l’educazione e la pedagogia si è molto pensato, attuato, discusso, rivisto nel corso dei secoli. L’adulto che accompagna è e resta una parte fondamentale del processo. Certo non è privo di errori, e di fatti Donald Winnicot, pediatra e psicanalista inglese, agli inizi del secolo scorso delineava la figura del genitore “sufficientemente buono” quale schema base per garantire al bambino quelle condizioni minime essenziali per avere uno sviluppo psicoemotivo sano nel suo ambiente. Quasi contemporaneamente John Bowlby, medico e psicologo inglese pure lui, confermava come lo stile educativo del genitore ha a che vedere con il tipo di legame che egli ha sviluppato a sua volta con la sua figura di accudimento e che questo ha delle influenze sul tipo di legame di attaccamento che il figlio svilupperà. Il legame di attaccamento è un modello che la persona si porta nella vita come approccio alla conoscenza del mondo ed all’interazione con gli altri.

Ancora altri psicologi, pedagogisti, educatori si possono citare ma due in particolare ci serviranno per comprendere meglio quanto andremo a dire successivamente.

Maria Montessori, pedagogista nota in tutto il mondo. Sulla base del suo approccio allo sviluppo libero, indipendente e dunque autoregolante del bambino, sono sorte scuole e sono stati commercializzati giochi.

Carl Rogers, psicoterapeuta americano del secolo scorso, secondo cui ogni essere umano ha in sé una “tendenza attualizzante” che nelle condizioni ottimali gli permette di crescere e svilupparsi fino alla sua massima potenza e per il suo bene. Con queste condizioni ciascuno è chiamato a divenire sé stesso.

Nel suo film “Io sono con te” (qui il trailer) Guido Chiesa prova a mettere insieme alcuni passaggi della vita di una madre e di un figlio “speciali” evidenziando come molti metodi di accudimento e di educazione moderni sono in realtà modalità dettate dal cuore e dalla saggezza. Da una così semplice e naturale relazionalità adulto bambino queste possono svilupparsi i talenti di ciascuno. La protagonista apre la narrazione dicendo di se “Sono stata cresciuta nell’amore. Un amore che ho ricevuto senza chiedere e senza aspettare…” e ci mostrerà nel film la relazione con la sua mamma e quella che andrà ad instaurare con il marito, con le autorità del tempo e con il figlio, in un’epoca in cui alle donne non era consentito prendere decisioni, obiettare né mangiare con gli uomini.

Il contesto

I personaggi sono una madre, un padre ed un figlio, si chiamano Maria, Giuseppe e Gesù. Sono una famiglia ricomposta come tante ce ne sono oggi ed anche circa 2000 anni fa. Una famiglia come tante altre dove si cerca di vivere l’amore cercando il giusto equilibrio tra osservanza, fede e rettitudine di coscienza. L’assonanza con la sacra famiglia di Nazareth è alta ma gli autori hanno voluto puntare la telecamera non sul sacro ma sul metodo educativo capace di formare un figlio, renderlo libero da pregiudizi e paure pur insegnandogli la differenza tra il bene ed il male. Un metodo che non si basi sull’idea dei figli come “rami storti da raddrizzare”, sulle leggi degli uomini come prassi a cui sottostare, ma piuttosto su di una azione regolata dalla sapienza del cuore, luogo in cui il rapporto con Dio è intimo e personale.

I personaggi

Maria è giovanissima, assume il suo ruolo di giovane madre, non può esporre le sue posizioni in un contesto fortemente patriarcale, ma può agire come il cuore le detta e parlare con rettitudine. Avranno sempre da che ridire su di lei e su questo ella non ha parole ma solo sorrisi, come un invito a fidarsi, a lasciar fare e che tutto andrà bene.

Giuseppe, uomo buono e mite, fa anche quando non comprende. Vive in sé il conflitto di chi intuisce l’importanza di una relazione con la moglie ma per questo si sente disapprovato e preso in giro dagli altri della famiglia.

Mardocheo, fratello maggiore di Giuseppe, incarna la legge e chi disapprova. Egli rimprovera a Giuseppe di essere troppo buono e non farsi valere con la moglie. Ma Giuseppe non scende al livello della provocazione. Ama Maria e si fida, alla disciplina e sottomissione che il fratello gli indica, egli predilige il dialogo. Imparerà da Maria a parlare con sapienza.

Anna, madre di Maria, ha insegnato a Maria ad usare la saggezza del cuore ed in virtù dei suoi anni e della sua saggezza le è permesso di confrontarsi con Mardocheo. È da lei che Maria ha appreso a comportarsi.

Gesù, bambino libero e senza paure, capace già giovanissimo di esprimere domande scomode, come tutti i bambini. Domande cariche di senso che svelano i controsensi nelle azioni e nelle leggi degli uomini.

Le basi della relazione

Le difficoltà che questa coppia incontra sono le stesse che incontra ogni giovane coppia che vuole porre solide basi alla loro relazione: fidarsi e affidarsi reciprocamente per scommettere sul noi, imparare a custodire l’intimità avendo chiari i confini tra se ed il mondo esterno, scegliere di non farsi scuotere da insinuazioni e dicerie. Piuttosto costruire la loro storia, anche andando controcorrente ma senza troppi rumori. L’obiettivo non è fare scalpore, l’obiettivo è vivere nella propria realtà e tracciare la propria strada, confrontandosi in due.

È proprio vivendo la loro personale storia che si mettono in cammino. Hanno qualcosa di molto prezioso da costruire e da proteggere. Durante il viaggio devono cercare un rifugio. È spartano, è li, nella solitudine nasce Gesù.

Fissare regole per l’uomo

Qualcosa di nuovo accade: contro il volere di Giuseppe (e delle credenze del tempo), senza astenersi per la purificazione dopo il parto, Maria allatta Gesù. È una storia nuova, quella di una relazione. Lì, in quella grotta, Giuseppe ha come una intuizione: capisce che fa tutto parte di un piano e che anche quel parto in solitudine è necessario per rompere con le pratiche divenute norme. Anche lo spettatore inizia a comprendere che c’è una rottura: con le tradizioni, con l’idea della legge e dell’osservanza, con l’intuizione che non è ancora consapevolezza. Ci sono altre “rotture” che una dopo l’altra si snodano davanti agli occhi dello spettatore e che hanno cambiato la storia. A volte hanno la forma di un dialogo tra marito e moglie e di una frattura con le regole del patriarcato dell’epoca (l’assegnazione del nome “deciso” dalle donne per Gesù e per Giovanni, la non circoncisione di Gesù), altre volte  assumono la forma di un insegnamento che da Maria passa al figlio (la non discriminazione degli emarginati, il non rispondere alle offese con una reazione) come quando risponde alle sue difficili domande sui testi sacri e le loro contraddizioni, o come quando invece che punirlo per le sue preoccupanti marachelle (non aver seguito la carovana di ritorno dal tempio) lo perdona comprendendo la sua buona fede.

Educare secondo lo stile di Dio

Lo stile educativo di Maria colpisce. È piena di fiducia. Questa fiducia la rende benevola e aperta all’incontro con l’altro. La sua presenza è discreta ed il suo sguardo è lungimirante. Conosce le difficoltà, ma non sembrano preoccuparla. Si fida della propria coscienza e del proprio sentire anche quando socialmente questo può apparire scandaloso. E non usa giustificarsi per questo, attende i momenti opportuni per offrire qualche spunto anche agli altri per nuovi modi di vedere ed intendere la relazione madre-figlio senza aspettarsi che accettino il suo punto di vista.

La vediamo come inserita in una pedagogia più grande, ancora troppo incompresa in quel tempo.  La stessa che usa con suo figlio, la stessa che ha usato sua madre con lei e che Gesù potrà usare poi con gli altri perché l’ha vissuta. È l’apprendimento dall’esperienza di cui parlerà Bandura nella seconda metà del 1900.

Come madre lascia che Gesù faccia le sue esperienze consapevole che se lei per prima è libera dalle sue paure anche Gesù lo sarà e non gli accadrà nulla.

Una mamma come le altre

Questa mamma è empatica, autentica, e ha una spiccata capacità di accettare l’altro incondizionatamente, senza riserve ne pregiudizi proprio come suggeriscono le odierne tecniche della psicologia umanistica.

Ella, con questo suo modo di fare, restituisce all’altro qualcosa che è già dell’altro: il diritto di provare ciò che prova, anche quando non è in accordo con lui; gli riconosce le sue motivazioni; tiene memoria del filo conduttore della storia personale, dall’infanzia fino all’età adulta perché “se comprendiamo perché l’ha fatto sapremo anche dove si trova” dice quando non riescono a trovare Gesù dopo il viaggio a Gerusalemme.

Insomma una Maria che è mamma come tante altre, che amano questi figli, li guardano con fiducia, credono in loro e nella radice di bene che c’è nel loro cuore. E per questo possono lasciarli liberi di fare-sperimentare e anche sbagliare se serve a confrontarsi con le proprie capacità e limiti, con le regole ed il loro credo, affinché scoprendo sé stessi sappiano anche essere niente di più, niente di meno che se stessi.

* Per contattare l’autrice, scrivi a :  antonellaritacco@gmail.com