Comunità Italiana Freiburg |

Psiche

La nostra psiche difronte al COVID-19

Italiani nel mondo al tempo del Coronavirus

di ANTONELLA RITACCO*

Forse non vi sarà estranea in queste ultime settimane una certa frenesia dovuta non tanto al Codivd-19 che avete assodato attraverso i connazionali che lo stanno vivendo sulla loro pelle:

  • che esiste
  • che non per tutti, ma per alcuni si, può essere molto pericoloso se non letale
  • che per senso di responsabilità civico è necessario astenervi dal trasmetterlo a quanti incontrate.

Atteggiamenti da evitare

Se quello che avvertite è una sensazione quasi di estraneità al luogo dove attualmente risiedete, una voglia di scuotere tutti per far comprendere ciò che a voi è già ovvio per via dell’esperienza indiretta delle vostre famiglie che seguite da settimane e quanto dagli altri fatto o detto vi risulta un atteggiamento superficiale e talvolta giudicante, vi state vivendo un bipolarismo legato alla vostra condizione di immigrato in questa specifica circostanza.

Si tratta del disagio legato allo sdoppiamento che è richiesto alla vostra mente in virtù del fatto che non vivete in Italia ma all’estero e che voi viaggiate con un fuso orario spostato in avanti rispetto agli altri. Un comportamento che in Italia attualmente risulterebbe normalissimo se non addirittura superficiale, nel posto dove siete risulta invece ancora allarmistico ed anacronistico. Ed un gesto di solidarietà come porgere un guanto può farvi meritare una rispostaccia.

Tenete duro, quelli del posto devono fare i conti con il processo di identificazione con il loro sistema di appartenenza per continuare a funzionare nel loro. Non è niente di personale contro di voi. Anche l’altro può provare un certo disagio sentendosi indirettamente dire che non sta facendo abbastanza. Ricordiamo che anche tra i nostri connazionali, non tutti si attengono alle regole.

Le sfide del nostro cervello

In merito a ciò che molti tra voi si stanno vivendo invece occorre tener conto che ogni volta che il nostro cervello si trova in una condizione di sfida deve trovare una soluzione rapida e cade facilmente: nel cinismo, nell’assimilazione, nel distanziamento.

Nel primo caso, speso accompagnato da un risolino, ci si trova ad attendere l’altro al varco. Quale varco? Il momento in cui il paese ospitante si troverà a fare in conti di una situazione anticipata e di un consiglio non accettato.

Nel secondo caso per non sentirsi troppo diversi si può tendere ad alzare la propria percezione del rischio finendo così per sottovalutare la situazione. È una sorta di quieto vivere interno di cui la persona ha bisogno per non sentirsi escluso dall’ambiente che frequenta, una via anche comoda per non essere né “deriso” né dover dare troppe spiegazioni sulle proprie posizioni non ancora forse ben individuate e che non sarebbero ancora accettate dall’altro.

Infine il terzo atteggiamento è quello di discostarsi del modus operandi locale e vuoi per solidarietà al proprio paese, vuoi per una valutazione personale della situazione in base ai maggiori dati in proprio possesso, ci si può trovare a prendere le distanze dal modo di pensare e di agire del popolo ospitante. Ovvero essere già come in quarantena, anche quando non è ancora indetta.

Comprendere e accettare le decisioni

L’identità di un popolo si compone di molteplici fattori e non è sufficiente assumerne la cittadinanza per incarnare i valori di una nazione. Tanti fattori giocano un ruolo per la comprensione e l’accettazione di decisioni importanti che riguardano tutta la popolazione. Le scelte politiche esprimono la richiesta di uno sforzo comune, la preferenza di quali aspetti della collettività mettere in luce e quali invece “sacrificare”. La fiducia nel governo che spinge un popolo ad affidarsi alle sue direttive oppure no. Gli stili caratteriali delle persone: ansioso, diffidente, dipendente o controdipendente (contrastante). Il senso del dovere interiorizzato, e molto altro ancora.

L’identità nazionale si impone in misura maggiore in queste situazioni ad elevata percezione di rischio in cui involontariamente il nostro sistema di allarme interno si attiva ed ha bisogno di trovare nella persona e nel contesto risposte da un lato coerenti con le proprie aspettative, dall’altro con i bisogni riconosciuti. Questo gli permette di rimanere in equilibrio e di non cadere nel panico.

Abbattere barriere e pregiudizi

Vivendo in prima persona questa speciale situazione nel doppio ruolo di immigrata prima e di psicoterapeuta poi, provo le stesse emozioni, osservo gli stessi scenari e contemporaneamente cerco di mettere a frutto le riflessioni che sviluppo unitamente alle competenze di cui dispongo per me e per gli altri.

Essere figure di sostegno, e questo vale anche per tutto il personale sanitario in forza, non ci tutela dal provare le stesse emozioni e pensieri degli altri. Per questo motivo penso che nell’attuale scenario possiamo riconquistare spazi di umanità collettiva, di vicinanza emotiva che possano permetterci di abbattere tante barriere mentali e di pregiudizio gli uni sugli altri e farci sentire veramente tuti sulla stessa barca. Diventare cinici non ci aiuta, neppure scivolare in atteggiamenti che trascurino, distanzino o esagerino sono percoli sempre possibili. Ritengo sia importante sviluppare la consapevolezza che ciascuno ha bisogno del suo tempo per crescere in una situazione nuova, e imparare a trovare reciprocamente sia il modo quanto il momento per dare una indicazione che si ritenga utile e saperne accogliere.

I consigli degli psicologi e del ministero della Salute

Su come gestire ansia e panico il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi ha pubblicato una serie di strumenti tradotti in più lingue per dare indicazioni su come prendersi cura della propria salute mentale in questo tempo in cui siamo tutti esposti a maggiori flussi di informazioni, spesso con connotati emotivi molto forti, a volte con notizie e pareri non ufficiali e dunque fuorvianti.

Anche il Ministero della Salute ha pubblicato le linee guida dell’Unicef su come parlare del coronavirus ai bambini.

Quello che qui mi preme è di segnalarvi alcune semplici accortezze che mi sono risultate utili in questi giorni per fornire supporto a distanza a volte dovendo dare indicazioni su come non accrescere ansia e cattiva informazione, benché l’intenzione fosse di placarle.

Troppe volte per aiutare una persona a rimanere equilibrata la si invita a non andare in panico. Provate ad immaginare che mentre siete agitati e non vi sentiti capiti, l’altro che non vi sta capendo vi dica “Non andare in panico”. Se siete già agitati questa frase non può funzionare. La vostra ansia salirà perché l’altro non ha riconosciuto il vostro bisogno. Così come all’opposto chi si sente ripetere “non andare in panico” mentre il suo sistema di allerta non si è ancora attivato, interiorizza che non c’è alcun pericolo da considerare e tenderà a sottovalutare la situazione finché essa non diventerà grave. È il meccanismo degli opposti con cui funzionano le nostre difese interne.

Cosa può funzionare?

  • Per prima cosa la vostra di calma può aiutare l’altro a patto che gli sia riconosciuto il suo diritto ad essere agitato. L’agitazione viene da una sequenza dei pensieri che sfugge al controllo della persona, che corrono più veloci di come la persona stessa possa gestire le informazioni. Questa frenesia smuove le emozioni cosicché la persona non è più in grado di dire che cosa veramente la agita. Pensieri, emozioni e reazioni sono tutte confuse. Le indicazioni che seguono aiutano anche voi a trovare e mantenere la vostra calma.
  • Poche ma corrette informazioni, un notiziario al giorno è più che sufficiente. E solo da fonti ufficiali.

  • Assolutamente da evitare la visione e l’ascolto compulsivo di tutto il materiale che si riceve. La gente ha voglia di condividere (serve a loro per scaricare la loro ansia), a ciascuno la responsabilità di conoscere e stabilire i propri limiti di tolleranza. È una questione di igiene mentale: oltre un certo livello la nostra mente rifiuta di ascoltare altro, se non la assecondiamo trova o nel panico ed inquietudine o nella dissociazione e nella derealizzazione una modalità per gestire l’esubero di informazioni.

  • Far circolare le belle notizie che mostrano soluzioni creative al problema e soprattutto comunicano che la vita va avanti oltre le difficoltà del momento, che seppur in casa non si è fermi: nascite, laure, party virtuali internazionali, ecc. ecc.

  • Dare valore all’esperienza: allenarsi a cogliere l’aspetto positivo di una ristrettezza che si vive e comunicarselo.

  • Darsi il permesso di chiedere aiuto e di trovare uno spazio di ascolto e condivisione di quanto ci si vive. Parlando i pensieri aggrovigliati si snodano e l’individuo ritorna a prendere il filo della sua dimensione di persona.

  • Anche in questa situazione sono diversi i colleghi che si rendono disponibili gratuitamente per un primo supporto, necessariamente telefonico o via Skype. Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi ha raccolto un elenco di quanti hanno dato la loro disponibilità.

  • Infine un confronto/scambio alla pari con persone di fiducia e che di fiducia ne infondono.

Le crisi si affrontano con la creatività e tirano fuori risorse impensate nelle persone che si possono brevemente riepilogare nel concetto di resilienza, ovvero la capacità di resistere alle situazioni più critiche attraverso l’adattamento creativo. Quello che non si sarebbe mai pensato di sé viene fuori nel preciso momento in cui serve. Incluse le forme più creative di solidarietà ed i modi di ritrovarsi vicini, seppur a distanza, attraverso la tecnologia digitale.

Utilizziamo bene questo tempo e cammineremo ognuno lì nel posto dove è. Questa sarà la nostra migliore risposta alla crisi tanto temuta.

*Psicologa e psicoterapeuta